Silvia Costantino
Silvia Costantino

Firenze, 19 settembre 2021 - Il mondo delle riviste indipendenti è un sottobosco rigoglioso, in cui le testate crescono e si diffondono all’ombra dei grandi giganti dell’editoria. Ci sono occasioni in cui, però, questo sottobosco decide di esporsi direttamente alla luce del sole: una di queste è "Firenze Rivista". L’evento, giunto alla sua quinta edizione, raccoglie le esperienze più significative dell’editoria underground da tutta Italia, mescolando scrittori, saggisti, narratori, giornalisti, grafici, illustratori, fotografi e altre figure in grado di contribuire alla realizzazione di prodotti considerabili come vere opere d’arte della carta stampata, a metà tra il libro e il giornale. Tra le riviste ospiti, giusto per citarne alcune, troviamo Birdman Magazine, Menelique, In allarmata radura, Neutopia, Una parola al giorno CTRL Magazine e molte altre. L’evento, organizzato al caffè letterario “Le Murate” dal 17 al 19 settembre, ha avuto un ottimo riscontro di pubblico, radunando appassionati e curiosi da dentro e fuori Firenze. Silvia Costantino, editrice di Effequ, membro fondatore e curatrice di Firenze Rivista, racconta la sua visione su questo microcosmo e su questa edizione in pieno svolgimento:

Come nasce Firenze rivista, chi sono i partecipanti e quali eventi offre questa edizione?

Io sono una delle persone che curano l’evento perché insieme a me c’è l’associazione culturale “L’Eco del Nulla” (che è la capofila),  Andrea Caciagli (direttore artistico) e poi ci sono 35 volontari che ci danno una mano e che ringrazio infinitamente. Firenze Rivista nasce nel 2015 con l’idea di mettere insieme tutte le riviste del panorama fiorentino, che sono tantissime, ben distinte e meritano di venire alla luce. L’anno seguente abbiamo partecipato al bando dell’Estate Fiorentina e l’iniziativa è diventata di calibro nazionale. Oggi si compone di tre parti: quella dell’esposizione, con le riviste provenienti da tutta Italia e delle case editrici. Poi c’è la parte del programma con oltre 50 eventi, tutti nati dalla collaborazione tra le riviste e le case editrici, e in generale da questo mondo culturale che è positivo, ma tende spesso a chiudersi in se stesso. La nostra intenzione è di mettere insieme, fare un passaggio di consegne tra tutte le varie realtà e di rendere visibile al pubblico quello che è il fermento culturale normale in un ambiente come quello editoriale, cinematografico o delle arti e dello spettacolo.

Cosa offre oggi l’editoria indipendente al pubblico italiano dei lettori più e meno esperti?

Io sono anche editrice e credo che ci sia tutta una parte sommersa della piccola e media editoria, le riviste indipendenti o riviste in generale, che fanno un lavoro fondamentale, anche per ciò che poi arriva al mainstream. Uno degli eventi di punta di questa edizione è un incontro che abbiamo fatto assieme al Premio Calvino, che vuole parlare proprio di cosa vuol dire esordire, del lavoro che si può fare prima in una rivista, del passaggio da una piccola a una grande casa editrice e del modo in cui un autore sviluppa il suo modo di scrivere. Credo che esista un fermento nascosto che necessita di essere portato alla luce, perché è ricchissimo e permette di scoprire aspetti del contemporaneo che forse rischiamo di dimenticare o di dare per scontato, perché tendenzialmente il mainstream cerca di assecondare un gusto superficiale e quindi questo mondo ci permette cambiare prospettiva. Il dialogo tra mondo indipendente e mainstream c’è sempre, è che non viene fuori.

Come sta andando questa edizione?

Sta andando benissimo, abbiamo avuto un po’ di paure a causa dei molti eventi in programma in città per questo fine settimana, però la risposta dagli operatori è sempre andata in crescendo. Il pubblico dentro Firenze ha cominciato a percepire questo come un appuntamento importante, che diventa sempre più grande di anno in anno. Nei primi due giorni abbiamo sempre raggiunto la capienza massima e tutti gli eventi sono stati apprezzati. Siamo molto contenti.

Alla luce dell’ultimo anno e mezzo, il mondo della piccola editoria ha subìto dei mutamenti notevoli. Cosa è cambiato oggi?

Quello che sicuramente è cambiato ed è mancato, ma non necessariamente in male, è il contatto con le persone. Ben vengano gli incontri dal vivo, siamo felicissimi di essere qui oggi, però è vero che la pandemia ci ha insegnato a ripensare il nostro lavoro, a riorganizzare il modo in cui si porta fuori una certa esperienza, come una rivista, un libro o un film. In generale abbiamo imparato due cose: che si può lavorare diversamente nella parte di backstage e che si può elaborare un nuovo discorso di contatto con il pubblico. Tra gli eventi di questi giorni abbiamo cercato di far sì che nessuno di essi fosse solo la presentazione di un libro o dell’ultimo numero della rivista. Volevamo che si sviluppasse tutto attorno ad un tema nodale e quindi mettendo in relazione le case editrici e le riviste, per superare l’autoreferenzialità, per cercare di mostrare davvero il dialogo, che è quello che forma questo tipo di cultura. Non è un discorso su di sé, è un discorso per sé.