Sergio Risaliti e Lucia Mannini accanto alla scultura La Pisana
Sergio Risaliti e Lucia Mannini accanto alla scultura La Pisana

Firenze, 15 luglio 2021 - Un grande maestro del Novecento, «artefice di una scultura moderna che ha mantenuto vivo il mistero dell’arte, senza mai distaccarsi dalla figura e da alcuni motivi poetici a lui cari come l’attesa, la contemplazione, la trascendenza». Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento, spiega così la scelta della mostra dedicata ad Arturo Martini (fino al 14 novembre), curata da Lucia Mannini con Eva Francioli e Stefania Rispoli.

Inserita nella rassegna “Solo“, dedicata ad aspetti peculiari e meno noti di grandi artisti, la mostra si focalizza infatti su «Arturo Martini a Firenze», ricostruendo i rapporti con i collezionisti, gli intellettuali e ricordando la prima sua personale del 1932, proprio a Firenze, dopo il successo dell’anno prima ottenuto alla Quadriennale di Roma.

Un significativo gruppo di sue opere arrivò in città con il lascito di Alberto Della Ragione, custodito dal Museo Novecento, . tra cui spiccano alcuni capolavori di Martini quali ‘La Pisana’, il ‘Leone di Monterosso’ e ‘L’Attesa’, oltre a un nucleo di piccole terrecotte che indagano la figura femminile quali ‘Le collegiali’, ‘La cinese’ e il ‘Nudino sdraiato’. A queste si affiancano in mostra altre sculture, fra cui ’Ofelia’, terracotta di eccezionale sensualità. L’opera, rientrata dagli Stati Uniti, è di proprietà degli eredi del musicista fiorentino Mario Castelnuovo Tedesco, che in questa fanciulla vie la perfetta rappresentazione di una sua composizione.

“La scelta di legare l’opera di Martini a Firenze e alla Toscana è  dettata dal proposito di offrire ai visitatori e agli studiosi l’opportunità di vedere opere di grande interesse - alcune delle quali recentemente “riscoperte” - e di riconsiderare alcuni aspetti del percorso biografico e artistico dello scultore che emergono attraverso legami speciali”, spiega Lucia Mannini. 
Ad esempio, il legame affettivo con Roberto Papi aveva portato Martini a stabilirsi per alcuni mesi a Firenze all’inizio del 1931, giungendo a ipotizzare di comprarvi un podere con il premio in denaro ottenuto con la vittoria alla Quadriennale. Vi rimarrà invece solo alcuni mesi, lasciandovi, nella villa che l’aveva ospitato una scultura in gesso ritenuta dispersa e che oggi, rintracciata, è presentata in mostra a introdurre quel momento cruciale all’inizio degli anni Trenta. Nel corso del 1931 Martini manteneva intensi contatti con Roberto Papi in vista della mostra personale, con Primo Conti, dell’anno successivo

L’ingresso di quattro opere nella raccolta che i Contini Bonacossi stavano allestendo a Villa Vittoria (come La moglie del marinaio, oggi in collezione privata, e L’ospitalità, concessa in prestito dal Fai) confermava l’interesse dei collezionisti per Martini. A seguito di quella mostra altre opere entrarono o in collezioni cittadine, come quella Valli (Testa di ragazza ebrea, concessa in prestito dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Cà Pesaro) e quella di Mario Castelnuovo Tedesco, musicista dalla cultura complessa e raffinata, autore di opere tratte dalla mitologia classica, dalla religione ebraica, dalla letteratura, come Machiavelli e Shakespeare. 

Un rapporto di stima reciproca è poi quello che lega Martini al pittore Felice Carena, iniziato già nel periodo trascorso da entrambi ad Anticoli Corrado e rinsaldato negli anni successivi, seppur a distanza. Ad attestarlo in mostra è la versione in bronzo, inedita, dell’Ulisse del 1935, regalata da Martini a Carena e a sua moglie Mariuccia Chiesa con ogni probabilità intorno alla metà degli anni Trenta, quando Carena, in risposta a un invito rivolto agli artisti italiani, riceveva dallo scultore una sua opera grafica destinata all’Accademia di Belle Arti di Firenze, di cui era direttore all’epoca.  

Mostra nella mostra, a settembre è prevista l’apertura della sezione “Martini e Carrara” dedicata a quel rapporto speciale che Martini, come tanti altri scultori, intrattenne con le Apuane, dove dai tempi dell’antica Roma si estraeva il marmo statuario, preferito dagli artisti per la sua purezza e luminosità. Il rapporto di Martini con Carrara e con il marmo ha il carattere della scoperta e dell’avventura (vi era approdato alla metà del 1937 a seguito del contratto per il grande bassorilievo La Giustizia corporativa, destinato al Palazzo di Giustizia di Milano) e, in mostra, le forme elusive e misteriose della Donna che nuota sott’acqua, che fluttua sospesa, galleggiante nello spazio, su tre perni metallici ideati dall’architetto Carlo Scarpa per la presentazione dell’opera alla Biennale di Venezia del 1942.