Firenze, 13 febbraio 2021 - «A Roma per difendere il nostro lavoro". E’ quanto promettono i Ristoratori Toscana che rappresentano 15mila imprese nella Regione. Il 22 febbraio il gruppo manifesterà in piazza Montecitorio per chiedere al premier Draghi indennizzi per i mancati incassi dall’inizio dell’emergenza e il superamento del sistema semaforico. Il ritorno della Toscana in zona arancione sta mandando sull’orlo di una crisi di nervi gli imprenditori. Qualcuno annuncia la disobbedienza ed è pronto ad aprire comunque, altri stanno pensando di restituire in massa le licenze.

"Rimarremo a Roma a oltranza, porteremo con noi le tende e non ci muoveremo fino a quando non avremo garanzie, e non inutili promesse, sul nostro futuro. Stiamo organizzando autobus da tutte le province della Toscana. Il sistema a fasce va assolutamente abolito, il Governo deve metterci nelle condizioni di poter lavorare. I nostri locali sono luoghi sicuri e se sono aperti a pranzo possono esserlo anche a cena. Se qualcuno pensa il contrario ci porti le prove scientifiche. Vogliamo dati oggettivi, non chiacchiere" spiega il portavoce Pasquale Naccari che ribadisce quindi la necessità di aprire i ristoranti anche a cena, rispettando le stesse norme di capienza e di sicurezza e superare il sistema a semaforo.

«E’ una vigliaccata dire ai ristoratori con un solo giorno di anticipo che non possono stare aperti per un evento importante per gli affari come San Valentino – attacca Franco Marinoni, direttore di Confcommercio Firenze – Fra l’altro, se la Regione volesse, potrebbe fare come il Trentino ovvero far partire da lunedì l’ordinanza pubblicata di sabato. Si aiuterebbero i ristoratori e non ci sarebbero problemi di ricorsi".

E’ una furia anche Aldo Cursano, presidente Confcommercio Firenze: "Molti colleghi hanno il tutto esaurito, qualcuno ha già fatto gli ordini ai propri fornitori per prepararsi. Non si può comunicare decisioni del genere soltanto con 24 o 48 ore di preavviso. Come dico sempre, le nostre imprese non sono interruttori che si spengono e si accendono senza problemi". Per Cursano, l’algoritmo adottato nel pieno della pandemia, non può essere applicato allo stesso modo e con le stesse rigidità ora che la campagna vaccinale procede spedita. "Altrimenti - prosegue - rischiamo di far passare l’idea che in questo anno non abbiamo fatto nulla per contrastare il virus. Non è così". "Il sistema dei colori e delle misure diversificate tra territori è fondamentale, ma le misure di contenimento sono diventate incomprensibili", Nico Gronchi, presidente Confesercenti Toscana. Il ritorno in arancione rischia davvero di trasformarsi in un dramma economico e sociale per le imprese toscane, costrette a vivere nell’incertezza, senza la possibilità di programmare il futuro. È questo il parere di Cna Toscana, attraverso il presidente Luca Tonini. "Purtroppo i timori di inizio settimana si sono concretizzati - conclude Tonini - la Toscana tornerà in zona arancione e questa sarà un’ulteriore mazzata per le imprese. L’inasprimento delle misure significa non solo staccare la spina alle attività produttive, ma anche gettarle nello sconforto e nella totale incertezza. Questo valzer estenuante di colori non permette di programmare l’attività e rappresenta un ulteriore grave danno economico per tutti i settori. La decisione arriva poi dopo un periodo durante il quale si iniziava ad intravedere qualche timido segnale di ripresa".