Carabinieri Nas (Foto Bertuccio)
Carabinieri Nas (Foto Bertuccio)

Firenze, 14 febbraio 2019 - E' dei carabinieri del Nas di Firenze e Cremona l'indagine che ha portato a tre ordinanze di custodia cautelare (una in carcere e due agli arresti domiciliari). Secondo le accuse, un'organizzazione falsificava alcuni vini pregiati toscani e poi li immetteva sul mercato. Con un danno notevole per le aziende vinicole. L'inchiesta viene coordinata dalla procura di Parma. L'operazione e' stata denominata "Surface".

In particolare avevano scelto il vino Tignanello, prodotto icona della casa fiorentina Marchesi Antinori. Di questo avevano riprodotto il marchio, le bottiglie, il packaging ed erano arrivati a piazzarne almeno 11mila bottiglie sia in Italia che all'estero, soprattutto in Germania e Belgio. All'interno ovviamente c'era vino di bassa qualità e di altra provenienza geografica.

In manette sono finite tre persone: madre e figlio di origine mantovana e un uomo residente nella provincia di Cremona ma di origini napoletane. Dei primi due, Matteo Fazzi, 31 anni, è finito in carcere mentre le altre due persone coinvolte, Maria Alessandra Morini, 57 anni, e Sergio Papa, 54 anni, sono agli arresti domiciliari. Altre sei le persone che risultano indagate. 

L'INDAGINE - L'indagine è partita nel febbraio del 2017 quando al Nas di Firenze è arrivata la segnalazione di una tipografia di Pistoia che aveva ricevuto l'ordine di stampare 4.500 etichette di vino Tignanello da un certo signor Rossi della inesistente Ab Comunicazione. L'etichetta, riprodotta in primis nella Repubblica Popolare Cinese, era in tutto e per tutto identica all'originale anche se si era scelto di 'firmare' il prodotto contraffatto con un piccolo refuso: «alditudine» invece di «altitudine».

Da questa segnalazione gli inquirenti sono riusciti a risalire ai diversi contatti avuti in varie zone d'Italia per poter mettere in vendita il falso 'Tignanello': dall'acquisto del vino sfuso ai sugheri, dalla stampa delle scatole per il trasporto delle bottiglie a servizi di corriere ed autonoleggio. I contatti con fornitori e aziende si sono così estesi alle province di Parma (la prima contattata e quindi competente territorialmente), Modena, Reggio Emilia, Alessandria, Sassari, Latina e Taranto.

Fra questi ci sarebbero i sei indagati, tre titolari delle ditte che stampavano i cartoni di imballaggio e altri tre coinvolti nella commercializzazione illecita del vino. Le indagini hanno interessato anche l'estero, in particolare la Germania con il coinvolgimento di Europol, della Polizia Criminale di Colonia e della Polizia della Land Renania Settentrionale-Westfalia. In questa area si era infatti concentrata la commercializzazione del prodotto falso, da qui ceduto poi anche ad una ristoratore di Liegi in Belgio.