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4 mag 2022

Verdini stangato ancora Confermata la condanna

Cinque anni e mezzo in appello per la bancarotta della società editoriale “Ste“. L’ex braccio destro di Berlusconi è ai domiciliari per un’altra pena definitiva

Denis Verdini è stato nuovamente condannato per il crac del ’Giornale della Toscana’
Denis Verdini è stato nuovamente condannato per il crac del ’Giornale della Toscana’
Denis Verdini è stato nuovamente condannato per il crac del ’Giornale della Toscana’

FIRENZE

Puntavano a dimostrare che quella della “Ste“ - società che ha pubblicato fino al 2012 il “Giornale della Toscana“, dorso locale del quotidiano milanese - era una bancarotta "riparata". Cioè che Denis Verdini, il più noto dei cinque imputati, tra i quali spicca anche un altro politico, l’ex deputato Massimo Parisi, prima della dichiarazione del fallimento aveva rimesso in cassa più di 2 milioni di euro.

Ma la corte d’appello, presieduta dal giudice Settembre, ha respinto i ricorsi e confermato la condanna di primo grado. Dunque, cinque anni e mezzo a Verdini, socio di maggioranza e “amministratore di fatto“ della Ste; cinque anni a Parisi, consigliere. Tre anni all’ex presidente del cda, Girolamo Strozzi Majorca Renzi, all’ex consigliere Enrico Luca Biagiotti, all’ex amministratore delegato Pierluigi Picerno. "Sentenza non condivisibile - dichiara l’avvocato Antonio D’Avirro, difensore di Strozzi e Picerno -, Verdini aveva restituito prima della dichiarazione di fallimento la somma oggetto di distrazione. Ricorreremo in Cassazione". Nella conferma della condanna, rimangono i “ristori“ per quattro ex dipendenti - tre giornalisti e una poligrafica -, rappresentati dall’avvocato Sandro Bruni. Verdini, che sta scontando nella sua villa sulle colline la precedente condanna per la bancarotta del Credito Fiorentino, non si è visto in aula. Ma la sua posizione resta delicatissima, con altre condanne, come quest’ultima, che rischiano di diventare definitive. Il suo legale, Marco Rocchi, sta studiando come limitare i possibili danni.

La condanna di primo grado (quasi il doppio dei 3 anni richiesti dal pm) risale al settembre del 2018. Ma per i giudici, tutto ebbe inizio con un contratto, stipulato nel 2004, che portò Verdini a incassare i due milioni e seicentomila euro. Un trasferimento di denaro dalle casse della società alle tasche di Verdini che secondo la sentenza, confermata ieri mattina, era totalmente privo di una valida ragione economica e aveva " l’esclusiva finalità di trasferire risorse dalla società a Verdini e Parisi, con arricchimento personale assolutamente ingiustificato, cui è facile assegnare una connotazione distrattiva". L’operazione non trovò ostacoli perché, sempre secondo la sentenza, "i consiglieri erano uomini all’evidenza manovrabili e manovrati da Denis Verdini, il quale, con l’operazione negoziale del 2004, ha realizzato un indebito arricchimento per sé e per l’amico Parisi il quale si trovava nella duplice veste di consigliere di amministrazione della Ste e beneficiario del milione trecentomila euro dallo stesso mai, fino al momento in cui ha cessato la sua carica nel 2008, restituito".

ste.bro.

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