Firenze, 23 febbraio 2021 - L'area  interessata è sempre  la solita:  piazza dei Ciompi, via Pietrapiana, piazza Sant'Ambrogio, borgo la Croce, piazza Ghiberti, largo Annigoni, piazza Santo Spirito. La stessa cioè fatta oggetto delle recenti ordinanze antiassembramento firmate dal sindaco Nardella. Solo che, secondo il comitato 'Ma noi quando si dorme', che ha deciso di presentare un esposto in Procura, di fatto non è cambiato nulla. "Anche perché -dice Giuliano Leoni, a nome del comitato - sembra quasi che le Forze dell'Ordine, anche quando sono presenti in buon numero, abbiano avuto il mandato di non interferire troppo con quello che accade e di lasciar fare".

Secondo quanto fa notare il Comitato, "gli assembramenti da movida, ritenuti una delle cause della diffusione del contagio, sono esplicitamente vietati dal  DPCM del 14 gennaio scorso,  secondo cui, su tutto il territorio nazionale, dopo le ore 18 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici o aperti al pubblico".

E allora? "Allora -sottolinea Leoni-  a nulla sono valse le nostre segnalazioni alle autorità interessate, i cui provvedimenti, quando ci sono stati, si sono rivelati inutili, perché non vengono fatti applicare con rigore, come dimostra il continuo aumento dell'indicatore R(t), vicino, ormai, al livello che qualificherebbe la Toscana "zona rossa". Quindi ci siamo visti costretti a presentare un esposto alla Procura, corredato di testimonianze video-fotografiche che dimostrano quanto sosteniamo senza tema di smentita" .

Il comitato stigmatizza  inoltre "il comportamento di alcuni esercenti che, pochi giorni dopo il 14 gennaio (data del DPCM) hanno fatto richiesta, ed ottenuto, di poter cambiare il loro codice ATECO (quello che definisce la tipologia dell'attività), passando da categoria  bar a quella  ristoranti, per poter restare aperti dopo le ore 18 e continuare a somministrare, con la scusa della vendita per asporto. Ben sapendo e vedendo che le persone consumano quanto acquistato in loco. Addirittura usano i loro bei bicchieri in vetro".

"Il comportamento di questi gestori è da condannare - conclude il comitato -  poiché non si fanno scrupolo di tenere un comportamento tale da contribuire alla diffusione del contagio ed alla chiusura totale del paese per il loro esclusivo profitto".