Tiziano Renzi e la moglie Laura Bovoli hanno festeggiato i 47 anni di matrimonio
Tiziano Renzi e la moglie Laura Bovoli hanno festeggiato i 47 anni di matrimonio

Firenze, 21 maggio 2109 - «Cambio campo di gioco, da oggi voglio vivere felice». E’ un Tiziano Renzi che ha ritrovato il sorriso dopo quattro anni «in cui ho vissuto male». D’ora in poi «basta con le imprese, solo volontariato». E festeggia con gli amici, tanti amici (più di duecento persone), i 47 anni di matrimonio con Lalla (Laura Bovoli) «alla quale voglio dire grazie» per «avermi seguito nella mia pazzia», il sogno di lasciare libera la fantasia nel suo modo di fare impresa, con lei «che deve avere origini tedesche», sorride, perché non ha mai smesso di pagare le rate di un piccolo prestito «che le ho fatto prendere poco dopo che ci eravamo conosciuti». Lei il braccio operativo, lui a dare idee, a suggerire sogni, operazioni, suggestioni. «Laura ha pagato sempre, ogni singola rata, più facile che lo facesse un giorno prima della scadenza , mai il successivo», dice agli amici.

Ma ora, qui, all’Unione sportiva rignanese, è il momento di fare festa con le squisitezze dell’azienda Menchetti. Con una torta più grande di quella nuziale, un metro di diametro e di deliziosa dolcezza. «Non devo solo ringraziare mia moglie, voglio anche chiederle scusa per come ho vissuto male questi ultimi quattro anni. Anni in cui non ho avuto la possibilità di replicare ad accuse che, non solo erano false, ma così ben organizzate da dipingermi al contrario di quello che sono». Tutto questo malumore per l’ingiustizia che Tiziano Renzi sente di aver patito, l’ha riversato in casa. Tra gli affetti sicuri, gli amori blindati. Lui che, nella sua immaginazione, deve aver pensato di essere stato usato come proiettile per uccidere il figlio Matteo, il bersaglio grosso. Il babbo che ammazza il figlio, come nel peggiore degli incubi. «So chi mi ha fatto male – dice Tiziano – ma io ho sempre continuato a lavorare perché mia mamma mi diceva sempre ‘male non fare, paura non avere’ e io sono andato avanti con quella convinzione».

Ma mister Renzi vuole dire grazie e chiedere scusa anche agli amici «che solamente per essermi stati accanto si sono ritrovati su tutti i giornali, trattati come un’associazione a delinquere».

E’ il giorno della festa. E Tiziano vuol essere felice «negli gli anni che mi separano dall’assoluzione, quando sarà, perché ci sarà: io credo nella giustizia, anche in quella degli uomini». Poi una promessa: «Non provare rancore, rabbia, desiderio di rivalsa». «Mi sforzo, come mi ha insegnato a fare don Giovanni Nerbini». In effetti sì, lo ammette, Tiziano, la fede «è comoda». Aiuta, chi ce l’ha, ad attraversare i momenti più difficili.

Ma ce la farà Tiziano Renzi a restare lontano dalla politica, ad abbandonare la sua attività imprenditoriale, passione vere di una vita? «Anche se volessi non potrei tornare a fare l’imprenditore, non sono più spendibile, mi hanno distrutto un’azienda da 200 dipendenti con 5 milioni di fatturato».

Scuote la testa, abbassa lo sguardo, poi allarga ancora un sorriso: «Ho capito che quella mia vita è finita, ne comincia un’altra, da volontario: anche se a guardarmi non sembra, sono diplomato all’Isef e aiuterò qui con i ragazzi».

Qui all’Unione sportiva rignanese, «a viso aperto». «Non ho quote e non sono un socio, ma solamente un volontario e cliente: tengo tutti gli scontrini, sia mai che un giorno...». E poi, e poi niente. Perché da ora Tiziano Renzi vuol essere «egoista»: «Nei tempi dell’odio – dice che quasi si commuove – questo è l’unico luogo a Rignano dove i valori veri contano ancora. Io non mi sono mai girato dall’altra parte quando qualcuno mi ha chiesto aiuto. Tanti lo sanno, quelli che contano nella mia vita...».