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16 giu 2022

Tempo di bilanci per la Chiesa fiorentina

16 giu 2022
giovanni
Cronaca

Giovanni

Pallanti

Tempo di bilancio anche per la Chiesa fiorentina. Il processo di scristianizzazione dell’Occidente ha inevitabilmente investito l’Italia e Firenze. Nonostante i fedeli che frequentano la chiesa per le funzioni religiose siano sempre meno, la Chiesa fiorentina ha mantenuto il suo ruolo di riferimento per l’intera comunità. Il cardinale Giuseppe Betori, come il cardinale Silvano Piovanelli, è riuscito a essere un punto di equilibrio fra le diverse tendenze della diocesi di San Zanobi. Un impegno pastorale non facile, soprattutto se si guarda alla storia del clero fiorentino, che è stato profondamente scosso da preti anticipatori del Concilio vaticano II e poi inevitabilmente influenzato dalle scosse di assestamento post conciliari. Il Concilio si concluse quasi 60 anni fa, ma nella storia della Chiesa 60 anni sono un periodo di tempo limitatissimo. Nel clero cattolico fiorentino non ci sono più i personaggi che dal Dopoguerra fino agli anni Settanta del secolo scorso, hanno segnato la sua storia. Ci sono, però, tanti bravi preti che presidiano il territorio della diocesi con grande dedizione e sacrificio. I parroci devono fare i conti, spesso, con dei fedeli ’devotissimi’ che, in realtà, li circondano impedendogli di aprirsi al resto del mondo come vorrebbe papa Francesco quando parla della chiesa in uscita. Ci sono due libri che raccontano bene queste vicende: uno dello scrittore francese Jean Mercier, Il signor parroco ha dato di matto; un altro di un prete lucchese, bravo scrittore, don Franco Cerri, Dov’è finito il Concilio? Curiosità e stranezze. Queste due testimonianze narrano efficacemente le difficoltà di resistenza psicologica che è necessaria a un prete per stare vicino a tipi umani di ogni genere e alle esigenze più diverse, in uno scenario di progressiva scristianizzazione delle nostre città piccole, medie e grandi. Fare il prete e il vescovo con onestà e dedizione evangelica è oggi uno degli impegni più difficili del nostro tempo.

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