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Le studentesse americane che hanno denunciato lo stupro:"Basta, perché ci visitate ancora?

Le vittime: una via crucis tra interrogatori e analisi. Portate in tre ospedali. Le ragazze hanno accusato due carabinieri di averle violentate 

di ILARIA ULIVELLI
Ultimo aggiornamento il 9 settembre 2017 alle 15:22
Un ospedale (foto repertorio)

Firenze, 9 settembre 2017 - UNA VIOLENZA brutale. Più che dalle parole emerge dai riscontri ginecologici: dai molti esami cui sono state sottoposte le due studentesse americane. Loro sono sconvolte. Stordite dall’ubriacatura della notte. Ma, di più, da quello che è successo dopo: quando credevano di essere al sicuro. Al pronto soccorso di Santa Maria Nuova, dove viene attivato immediatamente il ‘codice rosa’, il percorso dedicato alle donne che hanno subito violenza, la più giovane delle due americane non riesce neppure ad aprire bocca.

Le parole congelate, lei paralizzata dallo choc post traumatico. Riesce a dire solamente: «Non ricordo nulla». L’altra raccoglie le forze: è uno sforzo ma sa che è importante. Inizia a parlare: «Come è potuto succedere?». E’ la tutor del Lorenzo de’ Medici, l’istituto per stranieri di via Faenza dove le due giovani studiano, che all’ospedale traduce per loro. RACCONTA i fatti, quello che è successo nella notte: dalla ricerca del taxi alla violenza. Una notte maledetta. Non ridice tutte le parole di una disperazione evidente. Che i medici e le ostetriche capiscono e riconoscono soprattutto dai silenzi, dalla gestualità. Le mani tremano insieme alla voce, per il freddo, per la pioggia che è venuta. Perché piove dentro più che fuori, mentre il sole splende a dispetto di un dolore che macina angoscia. «Siamo scioccate», ripete la più grande, 21 anni. L’altra, diciannovenne, è ancora chiusa nel mutismo. Aspettano i genitori, il conforto e l’abbraccio della mamma, l’unico vero balsamo per il cuore. Gli sguardi sono gocce di tormento, la rabbia uscirà. Dopo una notte che mai avrebbero immaginato potesse finire così. L’alcol, certo. Avevano bevuto tanto. Troppo. Al Flò di Piazzale Michelangelo.

Da Santa Maria Nuova le mandano alla Ginecologia di Torregalli, come prevede il protocollo del ‘codice rosa’, per l’accertamento dello stupro, per il prelievo di campioni di dna. POI ANCORA a Santa Maria Nuova: il ritorno. Lì viene inviata una psicologa, volontaria. Alle ragazze viene offerta la consulenza legale e psicologica. Ringraziano, ma «non abbiamo bisogno di nulla», dicono. Poi però gli inquirenti richiedono ulteriori accertamenti. E’ già pomeriggio, il pomeriggio di giovedì quando le ragazze vengono accompagnate dalla polizia al Centro antiviolenza di Careggi. Di nuovo esami, prelievi: i campioni vengono inviati agli istituti di Tossicologia forense e di Genetica forense.

A Careggi le due ragazze sono ancora più provate. Non parlano. Gli specialisti le lasciano in pace. Anche perché sembra che il pubblico ministero abbia chiesto di non sottoporre a ulteriori domande le due giovani, per evitare di alterare i loro ricordi autentici. Ma loro sono ancora più avvilite, non riescono a capire perché. «Perché ancora esami?», «perché un’altra volta le visite e i prelievi?». Già, perché? Una volta attivato il ‘codice rosa’ con il percorso Santa Maria Nuova - Torregalli - Santa Maria Nuova, perché si ricomincia a Careggi? Al policlinico fiorentino c’è il centro di riferimento regionale antiviolenza. Ma le ragazze sono sfinite e non riescono a capire: «Basta, per favore».

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