Firenze, 27 maggio – Trasportano oltre cinque milioni di passeggeri l'anno gli impianti di risalita toscani. Solo i 15 dell'Abetone arrivano a portare, nelle giornate di punta, anche più di 100mila persone. Gli impianti sono 34: la funivia di Cutigliano, la telecabina Abetone-Monte Gomito, due seggiovie ad agganciamento automatico di Regine-Selletta e di Pulicchio, più 12 seggiovie ad agganciamento fisso e 18 sciovie. Tutti questi impianti, a terra o aerei, sono dotati di cavi o funi, come quello sotto inchiesta per la tragedia di Mottarone.

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“Ma gli impianti toscani, come tutti quelli presenti in Italia – tiene a sottolineare Andrea Formento, presidente nazionale di Federfuni - sono sicuri, più sicuri che nel resto d'Europa. Non è necessario fare interventi suppletivi rispetto a quelli previsti dalle leggi nazionali e dalle normative europee, che garantiscono e che hanno sempre garantito la sicurezza ai massimi livelli”.

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L'ultimo grave incidente in un impianto italiano risale al 1976, il disastro della funivia di Cavalese, quando la fune portante di acciaio si ruppe mentre la cabina stava scendendo dal Cermis, sulle Dolomiti. “Ma allora – sottolinea - i sistemi di sicurezza e la tecnologia non erano quelli di oggi”.

Andrea Formento

In Toscana la gran parte di seggiovie e funivie risalgono al periodo compreso tra il 2000 e il 2005. In quegli anni, infatti, lo Stato, con la legge 140, ha dato un contributo a tutte le regioni a statuto ordinario per la sostituzione degli impianti di risalita. In quel momento, infatti, gli impianti, costruiti negli anni Settanta, erano arrivati alla scadenza dei 30 anni e vista l'evoluzione della tecnologia è stato dato l'impulso alla loro sostituzione. “Ogni cinque anni, però – spiega il presidente nazionale Federfuni – viene effettuata una revisione su ogni impianto e, in caso di aggiornamenti normativi e tecnologici, viene adeguato a nuove norme e nuove misure di sicurezza”.

Ogni 15 anni, inoltre, sull'impianto viene fatta la cosiddetta revisione generale, ovvero viene completamente smontato e controllato in ogni sua parte. Per quanto riguarda la fune, invece, è controllata a cadenza biennale fino a sei anni di vita, poi il controllo diventa annuale e qualche volta viene fatto anche ogni sei mesi, specie negli impianti che vengono utilizzati anche in estate. E' un controllo approfondito, tipo una risonanza magnetica, dal quale è possibile individuare 'cricche' o eventuali rotture, andando a fondo, fino all'anima della fune.

Insomma, fa presente Formento, “le garanzie tecniche e legislative italiane sono molto restrittive e stringenti rispetto alle reali necessità. Il livello di sicurezza della fune rispetto al massimo carico ammissibile è cinque volte più alto di quanto richiede il criterio di sicurezza”. C'è di più.

Ogni qual volta un impianto presenta un malfunzionamento, il gestore, il direttore di esercizio e il capo servizio hanno l'obbligo di comunicarlo agli uffici competenti della Motorizzazione. Indipendentemente dal fatto che l'anomalia abbia provocato un incidente, la Motorizzazione istituisce una commissione di inchiesta e dopo l'indagine, se ritenuto necessario, emana una circolare ed ulteriori accorgimenti in modo da aumentare ulteriormente la sicurezza degli impianti.