di Olga Mugnaini Ci sono parole che condensano un significato immediato, chiaro a tutti. E ci sono luoghi che ne sono il simbolo, evidente. Rinascimento e Firenze sono un binomio incatenato, inscindibile. Anche per Ursula von der Leyen, presidente della commissione europea, che ieri ha aperto i lavori dello State of the Union, partendo dall’esempio di quella città che è stata culla di rinascita per le arti, il pensiero, l’economia. "Firenze è la città del...

di Olga Mugnaini

Ci sono parole che condensano un significato immediato, chiaro a tutti. E ci sono luoghi che ne sono il simbolo, evidente.

Rinascimento e Firenze sono un binomio incatenato, inscindibile. Anche per Ursula von der Leyen, presidente della commissione europea, che ieri ha aperto i lavori dello State of the Union, partendo dall’esempio di quella città che è stata culla di rinascita per le arti, il pensiero, l’economia.

"Firenze è la città del Rinascimento, la storia d’Europa e una storia di Rinascimenti, e il piano di ripresa “Next Generation EU” da 750 miliardi di euro, potrà generare una nuovo Rinascimento europeo", ha detto intervenendo all’evento organizzato dall’Istituto europeo universitario di Fiesole.

Ma anche dal recente passato arrivano insegnamenti ed esempi fondamentali per costruire l’Europa di oggi e di domani. E la Von der Leyen li ha trovati in Don Milani, quel prete di campagna che dagli anni Cinquanta ad oggi non ha mai smesso di scuotere le coscienze e offrire la sua visione-versione della politica. "A pochi chilometri da Firenze c’è un paesino, Barbiana, dove don Lorenzo Milani sul muro della scuola scrisse in inglese ‘I care’ – ha ricordato la presidente della commissione europea –. Lui disse agli studenti che quelle erano le due parole più importanti da imparare. ‘I care’ significa assumere responsabilità. Gli europei hanno dimostrato con le loro azioni cosa significa. Si sono offerti volontari. Hanno aiutato il vicino bisognoso. O semplicemente, hanno indossato una mascherina per proteggere le persone intorno a loro. Nella pandemia e anche dopo questo deve essere il motto europeo: We care".

Ursula von der Leyen sembra conoscere bene alcuni delle frasi più celebri del sacerdote e insegnante di Barbiana, per niente simpatico alla Chiesa di allora. Come quel passo dal libro scandalo “Lettera ad una professoressa“, in cui affermava: "Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia".

E oggi, cinquant’anni dopo, la presidente della commissione euorpea rilancia: "I care. Questa è la lezione più importante che spero possiamo trarre da questa crisi. È una lezione sull’Europa. Ci prendiamo cura del più debole tra noi. Ci prendiamo cura dei nostri vicini. Ci prendiamo cura del nostro pianeta. E ci preoccupiamo per le generazioni future"