Una delle manifestazioni di protesta organizzate per chiedere giustizia per Riccardo Magherini
Una delle manifestazioni di protesta organizzate per chiedere giustizia per Riccardo Magherini

Firenze, 19 gennaio 2018 - Dopo che Riccardo Magherini venne immobilizzato, non doveva restare in posizione prona sull’asfalto. Tale «mantenimento e immobilizzazione», scrivono i giudici della corte d’appello nelle motivazioni della conferma della sentenza di condanna nei confronti di tre dei quattro carabinieri che intervennero quella notte del tre marzo del 2014, in Borgo San Frediano, fu letale per l’ex calciatore della Fiorentina.

Le 45 pagine di sentenza del tribunale, presieduto dal giudice Romagnoli, dopo una ricostruzione degli eventi basata su testimonianze e consulenze, si concentrano dunque su quei minuti in cui Magherini, in stato di agitazione dovuto anche all’assunzione di cocaina, diventò silenzioso. Proprio le sue condizioni, evidenziano i giudici, «imponevano di limitare al massimo l’uso della forza» da parte dei carabinieri.

Anche se la cocaina non avrebbe potuto aver l’esito nefasto poi verificatosi: «Tale intossicazione di per sé sola non l’avrebbe condotto al decesso», si legge ancora nelle motivazioni, «così come non avrebbe condotto al decesso una persona sana e senza alcuna alterazione delle proprie funzioni, la sola posizione prona coatta».

Ma il «mantenimento e immobilizzazione» di Magherini a pancia in giù, steso sull’asfalto, «gli impedì l’apporto di ossigeno che gli era necessario». Circostanza che, scrivono ancora i giudici, «fu per lui letale, e in tale condotta si ravvisa la colpa dei carabinieri: in particolare nell’aver trascurato di considerare che il placarsi delle sue grida e l’affievolimento della voce significavano, o comunque potevano significare, una grave sofferenza asfittica, e non giustificavano il permanere della posizione prona».

«Se Riccardo Magherini fosse stato liberato dalla posizione prona quando manifestò i segni di calma, invero sofferente, le sue condizioni sarebbero state clinicamente valutabili e si sarebbe potuto prevenire l’arresto cardiaco». «L’immobilizzazione di Magherini nelle mani e nei piedi in una diversa posizione era ben possibile – concludono i giudici -, considerato il numero dei carabinieri presenti, e avrebbero impedito ulteriori sue condotte dannose per sé o altri». Sulla base di queste motivazioni, sono state confermate le condanne di primo grado a sette mesi per i carabinieri Stefano Castellano e Agostino La Porta e otto mesi per Vincenzo Corni.

Per Corni, i giudici dell’appello hanno disposto la trasmissione degli atti alla procura: il pubblico ministero dovrà valutare se la sua condotta (calci all’indirizzo di Magherini durante le fasi dell’immobilizzazione) configurino il reato di abuso di autorità nei confronti di persona in custodia. I giudici, infine, «scagionano» la figura dei volontari della Croce Rossa, rimasti a distanza proprio a causa della situazione «insicura» prospettata dagli stessi carabinieri. «E’ la conferma che Riccardo non sarebbe morto senza quell’intervento – dice il padre Guido - ma sono cose che sapevamo sin dall’inizio».