Mensa scolastica
Mensa scolastica

Firenze, 9 novembre 2018 - Pensano ad una nuova raccolta firme le mamme che stanno protestando contro il peggioramento del servizio mensa. Il gruppo ‘Un menu da cambiare’, nato quando sui piatti dei bambini finirono quinoa e zuppa di cipolle, è più che mai in fermento. Da parte loro, le ditte che hanno vinto l’appalto tengono la bocca ben cucita. Da quest’anno, la Dussmann gestisce ben cinque centri cottura. E, se si va a vedere le scuole da cui arrivano più proteste, sembra proprio che il cambio d’appalto abbia fatto peggiorare il servizio.

«Fino all’anno scorso con la Cir Food non avevamo problemi - dice Monica, referente delle commissioni mensa alle scuole Diaz e Desiderio da Settignano -. Adesso, con la Dussmann siamo proprio nei pasticci. Oltretutto, le sporzionatrici si stanno dimostrando incompetenti». La mamma ci mostra alcuni scatti effettuati durante i ‘sopralluoghi’: «Abbiamo una crostata che sembra una pizza bruciata, cinque piccoli ravioli in un piatto, tre pezzettini di pollo - accusa la mamma -. I cibi non sono neanche conditi. Agli studenti che chiedono un po’ d’olio viene risposto un secco no. Non si può andare avanti in questa maniera. I bambini di dieci anni sono più alti di me: hanno necessità di mangiare come si deve».

Dalla Cadorna alla Leoncavallo, dalla Santa Maria a Coverciano alla Colombo, dalla Mameli alla Lavagnini le lamentele sono quotidiane. «Mia figlia fino all’anno scorso mangiava - dice Monica -. Da quest’anno, invece, pure lei fa la dieta. È evidente che la qualità sia andata a picco. Bisogna che l’amministrazione faccia qualcosa quanto prima».

Anche perché, concordano le mamme, «il servizio non costa poco, dato che chi è in fascia massima paga 4,90 euro a pasto». 3,90 è invece, ad esempio, il prezzo che sborsa chi dichiara un Isee non superiore ai 22.500 euro. Un euro soltanto per chi è sotto i 5.500 euro. Alla Diaz le chat sono infuocate: «Col fatto che la mensa è organizzata su tre turni, per fare alla svelta capita che non venga servito neanche il pane». «Quantità ridicole. E il poco che danno non è buono», attaccano le famiglie, supportate in questa loro protesta da diversi insegnanti. «L’Asl mandi gli ispettori per verificare - è la richiesta del vicepresidente del consiglio regionale, Marco Stella -. Se l’anno scorso siamo riusciti a far eliminare i piatti sgraditi dal menu, ora occorre risolvere il problema del cibo scarso e di bassa qualità».

Elettra Gullè