Firenze, 24 settembre 2021 - “Proviamo a cambiare le regole della quarantena, altrimenti ci aspettano un autunno-inverno di Dad”. “No, meglio investire sulla prevenzione, ovvero sui tamponi a tappeto”. Aumentano il numero delle classi confinate a casa ed è normale che i dirigenti scolastici si pongano il problema. Se alcuni di loro, anche sulla scorta delle parole di alcuni medici e immunologi, chiedono di provare a cambiare le regole, altri invocano invece una maggior prevenzione, “per non ripetere un anno scolastico disastroso come il precedente”.

Tra i presidi che vorrebbero “ripensare il funzionamento delle quarantene nelle scuole” c’è Ludovico Arte, che guida l’Itt Marco Polo: “Sta nascendo un movimento di presidi che chiedono di provare a cambiare un po’ le regole. Insomma, se un ragazzo è positivo, forse sarebbe il caso che andasse in quarantena solo lui o al limite il compagno di banco. Non sta certo a noi decidere riguardo alle questioni sanitarie, ma una cosa è certa: se si va avanti così, rischiamo un autunno di Dad. Per ora la situazione è piuttosto tranquilla. Ma nelle prossime settimane? Se basta un positivo per mandare a casa tutta la classe…. Quanto agli studenti vaccinati, si aprirebbe una questione delicata. Formalmente, noi in tal senso non abbiamo alcun riscontro”. Anche secondo Gianni Camici, presidente Anp Firenze e dirigente del Cellini-Tornabuoni, “visto che la pressione sugli ospedali è più bassa, potrebbe forse esser valutato un allentamento delle regole”. “Sono certo valutazioni complesse che vanno oltre le nostre responsabilità - prosegue Camici -. Una cosa comunque è certa: per noi avere meno quarantene significa lavorare meglio. Insomma, se fosse fattibile dal punto di vista sanitario, per noi sarebbe un’ottima notizia”.

Ricordiamo che dall’inizio dell’anno scolastico i casi di positività a scuola, a Firenze, sono 75. Negli scorsi due giorni, abbiamo assistito ad un balzo di 24 casi. Non certo pochi. Più prudente Maria Francesca Cellai, dirigente dell’alberghiero Buontalenti: “Non sono tra quei presidi che vorrebbero cambiare le regole. Secondo me, bisogna investire sulla prevenzione. Sistemiamo postazioni mobili davanti alle scuole per screening validi e frequenti. Allora sì che potremmo caso mai, dopo, pensare a rivedere le quarantene. I ragazzi fanno sport, escono con gli amici, fanno giustamente la loro vita. Prima che entrino a scuola, cerchiamo di controllarli il più possibile”.

La pensa così anche Osvaldo Di Cuffa, a capo del professionale Sassetti-Peruzzi: “Non mi voglio certo prendere responsabilità sanitarie. Se a giorni alterni mi vengono assicurati tamponi al cancello della scuola, allora sì che li terrei tutti volentieri in classe”. Anche Claudio Gaudio della Cisl insiste sulla “necessità di screening efficaci”. E aggiunge: “Va comunque detto che pur modificando le scadenze della quarantena avremo sempre classi smembrate. E questo nuoce alla didattica. Il guaio principale è che non sono stati fatti quegli interventi strutturali necessari. I bus sono insufficienti e le classi continuano ad esser troppo numerose. I problemi sono questi. Il gran dibattito sul green pass non ha salvaguardato la scuola dal rischio dad”.

Come riferisce il New York Times, negli Usa sempre più distretti scolastici hanno cambiato tattica per la gestione delle quarantene per mantenere in classe gli studenti e non interrompere l’attività lavorativa dei genitori. L’approccio, noto come «test to stay», permette agli studenti che sono stati esposti al virus di rimanere a scuola purché si sottopongano quotidianamente a un tampone e mantengano altre misure di prevenzione, in primis la mascherina.

Antonella Viola, immunologa, docente di Patologia generale all’Università di Padova, concorda: «La proposta è di smettere di isolare intere classi e di tenere invece a casa solo gli studenti che presentino dei sintomi, come accade anche con l’influenza. Questo non significa lasciar correre il virus tra i più giovani: mascherine e distanziamento devono essere mantenuti ma, allo stesso tempo, bisogna garantire il ritorno di studenti, docenti e famiglie alla normalità, perché la situazione sanitaria del Paese è cambiata. E perché è ora, per i ragazzi e per tutti noi, di recuperare serenità, continuità e socialità».