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La prima messa a San Rufignano dopo l'arresto di don Paolo (foto Germogli)

Calenzano (Firenze), 30 luglio 2018 - Non era una domenica normale quella di ieri a Sommaia e non sarebbe certo potuta esserlo. Nel piccolo gioiello della chiesa di San Rufignano è toccato a don Giuseppe Biliotti, vicario foraneo di Sesto-Calenzano, celebrare la prima messa dopo la scoperta degli abusi compiuti su una bambina di dieci anni da don Paolo Glaentzer, amministratore parrocchiale per 15 anni proprio a Sommaia. Compito non semplice quello del sacerdote ‘ospite’ in una messa domenicale che assomigliava tanto a un funerale per i volti dei fedeli, poco più di quaranta i presenti, per la tristezza percepita durante la liturgia, per gli abbracci fra i parrocchiani, proprio come accade dopo un lutto.

E in effetti un lutto per la piccola comunità calenzanese c’è stato anche se non ci sono stati morti: nessuno aveva voglia di parlare e i cortesi no alle domande dei giornalisti sono stati tanti. Fuori una pattuglia dei carabinieri, mandata in via precauzionale, forse per il timore di un «assalto» o di qualche contestazione che non ci sono stati.

«Anch’io come voi sono rimasto scosso da quanto è accaduto – ha esordito don Giuseppe – e ho pianto anche davanti a tante persone. Voglio iniziare ricordando le vittime di questa triste vicenda: la bambina e la famiglia e la nostra celebrazione è dedicata proprio alla piccola».

Poi nell’omelia ha analizzato il brano della moltiplicazione del pane e dei pesci dal Vangelo di Giovanni: «Dopo il senso di smarrimento di questi giorni – ha detto – nel Vangelo c’è anche la risposta che voi avete chiesto a Dio nelle vostre preghiere, c’è la compassione di Dio per voi, per tutti i sofferenti. Gesù si mette a insegnare alla folla smarrita che ha davanti: ecco che cosa sono venuto a fare io oggi, a donare a voi il Vangelo perché riprendiate il cammino».

Come già trapelato durante le preghiere dei fedeli ci sono state intenzioni particolari legate all’orrore dei giorni scorsi: una è stata proprio per la comunità di Sommaia «così duramente provata in questi giorni, perché si rafforzi in essa la volontà di continuare tutti insieme e trovare nuovo entusiasmo per il futuro». Non c’è stata invece una preghiera specifica per la piccola vittima degli abusi di don Paolo ma una intenzione generale per i bambini e i giovani perché a loro sia concesso «di provare l’entusiasmo nel seguire tutto quello che è buono, bello e pulito».

Poi, durante il Padre Nostro, il momento in cui la comunità di Sommaia si è idealmente unita per ripartire, con tutti i fedeli che si sono presi per mano stringendo nell’abbraccio anche i giornalisti, defilati ma nonostante tutto accolti con grande gentilezza.

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