BARBARA BERTI
Cronaca

Paolucci, il genio e l’ironia: "Il mio maestro, uomo di cultura che però sapeva divertirsi"

La storica Cristina Acidini: "Ha svolto tutti i suoi ruoli con grande passione e immensa competenza. Ha sempre sostenuto l’importanza dell’idea del museo diffuso e ha portato gli Uffizi nel terzo millennio".

"Il mio più importante maestro, un uomo di grandissima cultura ma anche una persona ironica e divertente". La storica dell’arte Cristina Acidini, oggi presidente dell’Accademia delle arti del disegno di Firenze, ricorda Antonio Paolucci, scomparso domenica scorso all’età di 84 anni nella ’sua’ Firenze.

Dottoressa Acidini, chi era Paolucci?

"Un uomo di straordinario valore civile e morale, dirigente dei più alti ranghi della tutela del patrimonio storico artistico e del restauro in Italia. Ma anche studioso del Rinascimento, saggista, curatore di numerose mostre internazionali, ha scritto per varie testate giornalistiche ed è stato pure un riconosciuto e apprezzato divulgatore".

Quale è il suo primissimo ricordo di Paolucci?

"Non è facile trovarne uno. Per me è stato una guida fin dai tempi dell’università. Mi sono laureata in Storia dell’arte nel 1977 e mi ricordo di quando ci mandava a schedare gli oggetti d’arte, da Firenze alla montagna Pistoiese, ricondandoci sempre l’importanza della ricchezza diffusa e del suo stretto rapporto con il territorio. Già a quei tempi lui parlava di museo diffuso, un concetto pionieristico, oggi molto attuale".

Quale era il suo approccio al lavoro?

"Da appassionato di arte, dagli oggetti più umili ai grandi capolavori. Ha svolto tutti i suoi ruoli con passione e immensa competenza. Era sempre molto attento ai minimi particolari".

Avete alvorato fianco a fianco per tanto tempo...

"Sì, nel 1991 sono diventata soprintendente vicaria alla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Firenze. E poi reggente quando lui diventnte ministro per i beni culturali durante il governo Dini. E nel 2006 quando lui lasciò l’incarico per raggiunti limiti di età, l’ho succeduto alla guida del Polo museale fiorentino. Abbiamo sempre collaborato, un dialogo profondo e proficuo che non si è mai interrotto. Per me era fonte d’ispirazione. Abbiamo condiviso tante giornate di lavoro che spesso si concludevano con una risata: Antonio aveva una raffinata ironia, con lui non ci si annoiava mai".

E’ stato anche un grande innovatore...

"Assolutamente sì. Quando sono arrivata al polo fiorentino ho trovato una strutturale già pienamente operativa, fu introdotto un concetto molto funzionale perché l’unità del sistema museale consentiva un grande equilibrio, permetteva di governarlo come una grande famiglia. Paolucci ha sempre avuto una visione lucida ed efficace del patrimonio artistico e culturale. E’ stato lui a portare gli Uffizi nel terzo millennio. Si adoperò, infatti, con una commissione ad hoc a sviluppare le linee guida per i ’nuovi’ Uffizi, linee che ancora oggi sono sempre in atto e che sostanzialmente si basano sul concetto di valorizzazione dell’arte, dai grandi capolavori e alle opere meno conosciute, talvolta opere presenti nei depositi. Se gli Uffizi oggi sono in grado di adattarsi ai tempi e alle nuove generazioni il merito è anche suo".

Ha dato tanto a Firenze?

"Sì ma anche la città ha dato tanto a lui. In fondo firenze è stato il suo trampolino di lancio. Credo sia stato uno scambia alla pari".

Uno dei più importanti risulati nel periodo in cui era ministro?

"Quando riuscì a far acquisire l’eredità dell’antiquario Stefano Bardini che era in abbandono totale. Paolucci riuscì a sbloccare questa questione e fu un’acquisizione importantissima, fu una sua grande vittoria".

Oggi nel panorama culturale e politico, c’è una figura che lo ricorda?

"No. Antonio aveva profonda competenza tecnica e al tempo stesso una visione politica, ma non di partito, che gli permetteva di sviluppare grandi progetti".