Matteo Cagnoni
Matteo Cagnoni

Firenze, 17 ottobre 2016 -  I racconti non tornano. E per il dermatologo Matteo Cagnoni, accusato di aver ucciso la moglie a Ravenna, la situazione è sempre più grave. Gli inquirenti stanno scandagliando le ore dell’ultimo giorno fiorentino, dove l’uomo dice di aver cenato con la consorte. Ma i conti non tornano. O meglio, le tesimonianze.

Cagnoni aveva infatti raccontato al giudice di essere uscito con la moglie Giulia dalla villa di Ravenna e poi di averla rivista sotto la loro casa di via Giordano Bruno tra le 12 e l2.15 di quel venerdì 16 aprile, giorno in cui la donna è stata uccisa. Ma anche questa versione dell’indagato ora è messa a dura prova dalle testimonianze raccolte dagli investigatori. Anche una postina di Ravenna, infatti, contrasta questa versione. La portalettere, ascoltata dagli uomini della squadra mobile, racconta di essere stata quella mattina nel condominio al civico 5 in cui viveva la coppia. Ha visto Cagnoni ma mai, in quel lasso di tempo, ha visto Giulia. Ha riferito, in particolare, di essersi fermata per citofonare alla loro abitazione: «Ho visto Cagnoni sul marciapiede, ma non c’era la moglie».

Di lì a poco il dermatologo sarebbe partito per Firenze con i bambini. A tale riguardo gli inquirenti ritengono strano che se davvero la donna si trovasse sotto casa, come ha detto il marito, al momento della loro partenza non abbia avvertito l’esigenza di salutare i suoi bimbi. Ma anche una volta raggiunto il capoluogo toscano l’atteggiamento del dermatologo dà adito a dubbi. Il sabato organizza una cena a casa dei propri genitori e invita un amico, il quale riferisce di avere ricevuto già il venerdì un messaggio di questo tenore. Alla sua domanda di come stesse Cagnoni gli risponde: «Così così. Sono a Firenze con i bambini. Se domani non hai impegni può cenare con me». E durante quella cena non si sarebbe minimamente parlato della moglie.

Queste sono solo alcune delle discrasie riscontrate dalla Procura nel comportamento di Cagnoni. Tra le principali, emerse nei giorni scorsi, anche il fatto di aver detto di essere andato domenica 18 settembre a Bologna per incontrare un avvocato divorzista mentre dalla testimonianza di un tassista è emerso che l’aveva prelevato dallo studio di un penalista, prima che il corpo senza vita di Giulia Ballestri fosse ancora trovato. Sempre a insaputa della moglie si era inoltre spogliato dei propri beni mobili e immobili, tra cui fondi e partecipazioni, in favore del fratello e dei genitori, a prezzi sotto mercato, con quella che per l’accusa è una censurabile compiacenza di un amico notaio. Il tutto, secondo la Procura, per non soddisfare le richieste della moglie nella fase di separazione. Senza contare che ultimamente era diminuita anche la sua attività professionale di dermatologo e i conti erano in rosso.