Cerimonia inaugurale per gli azzurri alle Olimpiadi; sotto, Salvatore Sanzo, presidente de
Cerimonia inaugurale per gli azzurri alle Olimpiadi; sotto, Salvatore Sanzo, presidente de

Firenze, 25 settembre 2019 - Il passaggio dalla suggestione alla realtà è tutt’altro che automatico. Sognare è importante, ma raggiungere il traguardo di un evento planetario come quello a cinque cerchi è molto complicato. Salvatore Sanzo, ex olimpionico di scherma e attualmente segretario generale della Federazione Italiana Canoa-Kayak nonché presidente del Coni Toscana, è un uomo pratico. E, abituato in pedana, ama stare con i piedi ben agganciati a terra, per poi – eventualmente – dare l’assalto all’obiettivo.

Presidente Sanzo, ma allora la candidatura di Firenze e Bologna per le Olimpiadi 2032 è destinata a rimanere un qualcosa di evanescente?

«Il sogno è bellissimo e sarebbe sbagliato non coltivarlo. La suggestione è fortissima e l’impatto emozionale anche. Ma le componenti sono molte: non basta che due territori si mettano d’accordo, serve una chiara strategia e il supporto del Governo».

E poi ci deve essere il ruolo centrale del Coni. Ne ha parlato con il presidente Malagò?

«Recentemente con il presidente Malagò siamo stati a Massa Carrara per capire le opportunità legate agli impianti, ma il tema delle Olimpiadi 2032 non è stato toccato. Ovviamente se si procedesse oltre nel progetto, il coordinamento del Comitato Olimpico sarebbe naturale e fisiologico».

E il tema delle location sportive rappresenta un punto cruciale...

«Per quanto concerne i luoghi, sono sicuro che la Toscana non abbia rivali, vi sono degli ambienti ideali per realizzare gare ai massimi livelli. Per quel che riguarda gli impianti il discorso è diverso, in particolare quando si parla di uno stadio che possa ospitare le performance di atletica».

E poi c’è il dato geografico.

«Se si riferisce alla contestualizzazione dell’evento spalmato in tutta la regione mi trova assolutamente fermo su una posizione: le Olimpiadi non possono essere né fiorentino-centriche, né bologna-centriche senza nulla togliere a queste due città. Mi riferisco al fatto che tutte e due le regioni devono essere coinvolte. L’esempio delle Olimpiadi di Milano-Cortina è sotto gli occhi di tutti. Si vince solo facendo squadra. E la Toscana non ha niente da invidiare ad alcun altro posto al mondo».

Intanto com’è il rapporto con il suo corrispettivo dell’Emilia Romagna?

«Con Umberto Suprani c’è già grande sintonia. Da questo punto di vista partiamo avvantaggiati».

Andare oltre il sogno è diventato quasi uno slogan, ma ad ogni modo il tema Olimpiadi è servito a parlare di sport in Toscana.

«Questo aspetto è certamente positivo. Perché il nostro cruccio, come addetti ai lavori, è che anche alle nostre latitudini manca una cultura dello sport. Ed è per questo che andrebbe ripensato al contrario».

Ovvero?

«Realizzare un impianto sportivo è un investimento sul welfare quotidiano. Significa far fare un salto di qualità alla vita delle persone e risparmiare – è scientificamente provato – in materia di sanità. Turismo, scuola, ambiente: tutto è collegabile allo sport: la politica se ne deve rendere conto e investire di più in persone e risorse».

Diego Casali