Quando anche pagare le bollette diventa difficile (foto di repertorio)
Quando anche pagare le bollette diventa difficile (foto di repertorio)

Firenze, 6 dicembre 2018 - Scoprire all’improvviso che la definizione di benestante non ci appartiene più. Che i soldi che entrano in casa non bastano. Essere costretti a venderla, la propria casa. Entrare, pur senza volerlo, nella spirale dei debiti, da cui uscire è praticamente impossibile. E restare svegli la notte ad arrovellarsi in cerca di una soluzione che sembra non arrivare mai. Cosa si prova? Anna, 65 anni, un lavoro part-time in un fast-food fiorentino, e un nome di fantasia scelto per raccontare la sua storia, lo sa bene e descrive la sua rabbia, e la sua paura, con dignità. Quella di Anna è una parabola in discesa che, da una situazione di assoluta normalità, l’ha portata a vivere in un inferno quotidiano che assomiglia troppo da vicino alla povertà. E ora che si appresta a vivere quello che lei definisce «il Natale più brutto della mia vita» ripercorre la sua esistenza in cerca di spiegazioni che non ci sono. Quella di Anna fino a qualche tempo fa era una vita normale. Fatta di lavori saltuari, comunque ben retribuiti, di vacanze in Versilia, di sabati sera con gli amici per una pizza. Nessun eccesso, nessuna spesa folle, la tranquilla routine di una persona che non ha problemi economici.

Oggi le vacanze sono solo un ricordo, la pizza fuori pure. Non compra un abito da mesi e la settimana scorsa ha preferito rinunciare ad andare dal dentista: «Avevo paura che il bancomat non funzionasse e non volevo fare una figuraccia» spiega. Stessa cosa per il parrucchiere: «Sono sette mesi che non mi faccio il colore, per tornare dal parrucchiere a sistemarmi aspetto la tredicesima. Ma mi vergogno: non sono abituata ad avere i capelli in disordine». Quella che racconta è una quotidianità difficile. «Sto molto attenta a fare la spesa, esamino con attenzione le offerte e non mi permetto alimenti costosi: da settimane ho rinunciato al prosciutto crudo e alla bresaola e non so quanto tempo è che non mi concedo un caffè al bar». Come è potuto succedere?

Anna racconta la sua storia, una storia che potrebbe capitare a tutti. Dopo il divorzio dal marito, è andata a vivere, con la figlia piccola, in casa della madre. Alle spese di sua figlia ha sempre provveduto lei, senza farle mancare niente. Poi, dopo la morte della mamma, la decisione di andare ad abitare con il fratello, in un bell’appartamento a Campo di Marte. «Mio fratello ha fatto degli investimenti sbagliati e i suoi risparmi sono sfumati – spiega – e la pensione, con cui viveva bene, non gli basta più. Questo assillo dei soldi lo ha fatto cadere in uno stato di profonda prostrazione, ed è invecchiato di colpo. Forse dovrò lasciare il lavoro per accudirlo». Anche la situazione della figlia, oggi poco più che trentenne, non è facile. «Fino a due anni fa aveva un lavoro – continua Anna – ma poi non le hanno rinnovato il contratto ed è rimasta disoccupata. Ha provato ad aprire un’attività con l’imprenditoria giovanile, ma la burocrazia è impossibile. Per due anni ha fatto lavoretti saltuari. L’ultimo, come barista a nero in un locale la sera: 45 euro a serata per nove ore. È stata costretta a lasciarlo perché gli sforzi stavano minando la sua salute». Quello che predomina, in questa storia, è la solitudine: «Le istituzioni non aiutano» accusa. Ora è arrivata la decisione più difficile: vendere la casa per far fronte ai piccoli debiti che restano perché per una come Anna, cresciuta in una famiglia “perbene”, la dignità viene prima di tutto. «Con i soldi che resteranno da questa vendita, dovremo andare avanti e non sarà facile perché a Firenze ti fanno pagare anche l’aria che si respira». Anna potrebbe trasferirsi nelle Marche, dove ha dei parenti, ma teme che sradicare il fratello dalle sue piccole abitudini possa peggiorare il suo stato. E per questo lancia un appello: «Sogno di trovare qualcuno che mi affitti, a un prezzo ragionevole, un appartamento di tre stanze qui in zona. Solo così potrei riuscire a tenere unito quel che resta della mia famiglia. Siamo persone educate, civili e rispettose». Noi le auguriamo che qualcuno esaudisca il suo sogno.