Rassoul Bissoultanov, l'assassino di Niccolò
Rassoul Bissoultanov, l'assassino di Niccolò

Strasburgo (Francia), 17 agosto 2017 - Sul telefonino di Jean Luc Beck, il presidente della società di lotta greco-romana, o sul display di Bislan, l’amico pure lui ceceno che per stare accanto alla moglie incinta non è salito mercoledì scorso sulla macchina diretta a Lloret de Mar, si susseguono ossessivamente le immagini che ritraggono la bestia. E stentano a credere che quello sia Rassoul. Il loro Rassoul. Eppure è così: la centrifuga impazzita delle informazioni può sbagliare l’effigie di Bissoultanov, ma la sequenza che ha condannato a morte Niccolò Ciatti, 22 anni di Scandicci, è arrivata decisa anche qui. Dritta, al cuore, una pugnalata. Anche, anzi soprattutto per chi ripete "incroyable, incroyable".

Il 24enne Rassoul Bissoultanov arrivò in Francia quando aveva 13 anni

Strasburgo, città che assiste quotidianamente al contrasto tra i colletti inamidati dei parlamentari europei e i veli delle donne di una difficile banlieu, ha scoperto all’improvviso di aver allevato un assassino. Bissoultanov è infatti arrivato qui a 13 anni, quando nel suo paese la seconda tremenda guerra innescò una migrazione imponente, che trovò asilo soprattutto in Francia. I genitori si arrangiarono con una sistemazione in rue Champagne. Il nome non tragga in inganno: siamo giusto a metà tra Neudorf e Neuhof, ovvero in dei casermoni, come quelli del poco raccomandabile quartiere dell’Hautepierre, dove le bollicine di certi caratteri vengono annacquate dalla gendarmerie.

Ecco le foto del Killer di Niccolò (foto)

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E pure Rassoul, nonostante i valori che gli inculca la disciplina nobile praticata assieme ad altri nati in Cecenia come lui, nella palestra della Olympia Lutte, nella vicina Schiltigheim, dritto dritto non fila. Come quella volta in cui lo arrestano per un’aggressione ad una escort, con altri connazionali che formano una comunità internazionale unita e solidale.

Però voleva cambiare, mettere la testa a posto, crescere. "Voglio fare come te, trovare una ragazza, fare dei figli, mettere su famiglia, mi diceva sempre", racconta l’amico Bislan, indicando la compagna a fine gravidanza. Aveva trovato un lavoro, Rassoul, oggi 24enne; "gliel’ho trovato io", puntualizza Bislan, davanti al cartellino che sarebbe servito per il rinnovo del tesseramento dell’amico ora carcerato in Costa Brava. Faceva il commesso da Emmaus, catena ‘social’ fondata proprio dall’Abbe Pierre. Tre giorni la settimana: lunedì, martedì e mercoledì. Appena ha staccato, son partiti con gli altri due ceceni (arrestati, poi rilasciati) alla volta della Rimini spagnola con un’auto presa a noleggio. Bislan, miracolato e scioccato, prova a trovare un perché a quella rabbia omicida.

Nella foto: al centro Rassoul Bissoultanov, ai lati i suoi due amici al momento del ritorno in libertà

Al centro Rassoul Bissoultanov; ai lati i suoi due amici al momento della scarcerazione

"È colpa dell’alcol e della droga, si è trasformato, non sembrava la persona che conosco". Gli altri della palestra annuiscono. Ma Beck, una vita dedicata alla Olympia e alla lotta, un padre o quasi per tutti i 214 tesserati compresi cinque campioni olimpici, non si dà pace. "Qui non alleniamo gli assassini, ho ricevuto telefonate nel cuore della notte di sconosciuti che mi dicevano questo. Ma quello che ha fatto Rassoul è imperdonabile".