Lo Space Electronic (New Press Photo)
Lo Space Electronic (New Press Photo)

Firenze, 17 ottobre 2017 - Chi non è mai stato almeno una volta a ballare allo Space Electronic? Ma questo storico luogo di via Palazzuolo è molto di più di una discoteca. Nonostante le sue mille trasformazioni, resta infatti un edificio di grande valore architettonico e un pezzo di storia della città. Basti ricordare i suoi progettisti, tutti diventati architetti di fama e all’epoca – sul finire degli anni Sessanta – protagonisti di quel movimento d’avanguardia chiamato Gruppo 9999.

Ed è proprio a quella stagione di grande novità che è dedicata la mostra che si apre giovedì prossimo a Palazzo Strozzi dal titolo «Utopie Radicali. Oltre l’architettura: Firenze 1966-1976», in cui si ricorda il contributo che la città ha dato alla visione degli spazi urbani, pensando alle nuove funzioni e ai nuovi orizzonti del tempo libero e dello stare insieme.

Lo Space Electronic è l’unica struttura rimasta a Firenze testimone di quella ventata di aria fresca e ribelle, un luogo iconico di quella rivoluzione artistica e culturale. E per festeggiarne la storia, giovedì sera, dalle 22 in poi, il locale ospiterà un party dal titolo «Radical Night», dedicato al movimento radicale e all’atmosfera degli anni Sessanta e Settanta. L’ingresso è libero, fino a esaurimento. La mostra, promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Fondazione CR Firenze e Osservatorio per le Arti Contemporanee, è curata da Pino Brugellis, Gianni Pettena e Alberto Salvadori, che hanno riunito per la prima volta in un’unica mostra le opere visionarie di gruppi e personalità come Archizoom, Remo Buti, Gianni Pettena, Superstudio, UFO e Zziggurat e appunto il 9999.

«Lo Space Electronic nasce nel 1969 su progetto del gruppo di cui facevano parte Carlo Caldini (scomparlo lo scorso febbraio), Giorgio Birelli, Fabrizio Fiumi e Paolo Galli – racconta Salvadori – ed è il simbolo di quel mondo radicale che per la prima volta prende in esame i luoghi del tempo libero come spazi da utilizzare per attività di vario tipo. Ad esempio, è lì che avviene il primo allestimento di orto urbano, che si ospitano il Living Theatre e le biennali di architettura, si studia e ci si diverte». Tutto ebbe inizio il 27 febbraio del 1969 quando, al posto di un vecchio garage dismesso, i “ragazzi” del Gruppo 9999, inaugurarono questo spazio per il tempo libero che, fra le molte cose era anche luogo per la musica. All’interno furono inventate installazioni con acqua o vegetali, organizzati concerti di ogni genere, che spaziavano dal rock’n’roll al jazz, e si preravano gli esami di architettura.

Il locale infatti cambiava la destinazione a seconda delle ore della giornata: la mattina e il pomeriggio serviva per il gruppo 9999 e da alcuni studenti della facoltà di Architettura come aula per lo studio, la progettazione e le performance. E la sera per i concerti dal vivo e la musica in genere, all’insegna degli slogan di quegli anni del tipo «la musica è di tutti, musica gratis». Piano piano l’atmosfera è cambiata con l’arrivo degli anni Ottanta, quando lo Space è diventato solo una discoteca. «Gran parte degli arredi non ci sono più – continua Salvadori – perché il locale ha avuto molte trasformazioni, ma nonostante ciò mantiene ancora il fascino della sua storia e della sua architettura. Per questo sarà bello riviverlo tutti insieme e ricordare quella straordinaria stagione creativa fiorentina».