di Emanuele Baldi "È stata una soddifazione grandissima, un’assoluzione su tutta la linea per i fratelli Aleotti che ci rende tutti orgogliosi". Michela Vecchi, legale di Giovanni Alberto – figlio di Sergio, scomparso nel 2014, patron del Gruppo Menarini, 17mila dipendenti in oltre 140 Paesi – che, insieme alla sorella Lucia, nella tarda serata di giovedì è stato assolto in via definitiva dall’accusa di riciclaggio, è raggiante. Eppure, nel sollievo del lieto fine di una vicenda durata...

di Emanuele Baldi

"È stata una soddifazione grandissima, un’assoluzione su tutta la linea per i fratelli Aleotti che ci rende tutti orgogliosi".

Michela Vecchi, legale di Giovanni Alberto – figlio di Sergio, scomparso nel 2014, patron del Gruppo Menarini, 17mila dipendenti in oltre 140 Paesi – che, insieme alla sorella Lucia, nella tarda serata di giovedì è stato assolto in via definitiva dall’accusa di riciclaggio, è raggiante.

Eppure, nel sollievo del lieto fine di una vicenda durata dieci anni tondi tondi l’avvocato Vecchi tiene a sottolineare come si sia trattato di "una sofferenza assoluta" e "di un processo irto di difficoltà" che ha portato non pochi "contraccolpi all’immagine dell’azienda".

I due fratelli, il 5 dicembre del 2018 erano già stati assolti dalla Corte d’Appello di Firenze che aveva riformato la sentenza di condanna in primo grado per Lucia Aleotti (accusa in seguito prescritta) e suo fratello Giovanni Alberto.

La corte di Appello aveva ribaltato la sentenza di primo grado dopo due anni assolvendo di fatto i vertici della casa farmaceutica e ordinando, al contempo, anche la restituzione di 700 milioni di euro, la somma sequestrata a fini di confisca che rappresentava la parte restante – dopo condoni, scudi fiscali e altre sanatorie erariali – del miliardo e 200 milioni ’congelati’ ai due fratelli all’inizio dell’inchiesta nel lontano novembre del 2010.

Ma la tesi dell’accusa non ha retto e si è rivelata infondata anche giovedì al pronunciamento della Suprema Corte. Dopo tanto tribolare, la famiglia ha potuto sciogliersi e dire, attraverso il portavoce, che "i fratelli Aleotti, azionisti e membri del CdA del Gruppo Menarini, potranno continuare a dedicarsi serenamente alla crescita dell’azienda".

E’ stata dunque ribadita la non sussistenza dell’ipotesi di reato avanzata dai giudici fiorentini nel vaglio di due gradi di giudizio, in Corte d’appello e in Cassazione. I giudici hanno escluso qualsiasi responsabilità dei fratelli Aleotti circa le accuse di riciclaggio. E la Cassazione, sciogliendo giovedì in tarda sera la riserva, ha confermato le conclusioni tratte dai giudici del secondo grado, conclusioni che erano arrivate il 5 dicembre del 2018.

"Una grande vittoria – conclude Vecchi – il fatto che la Suprema Corte abbia rigettato il ricorso della Procura generale di Firenze e che abbia confermato in appello l’assoluzione - anche a fini civili - dall’accusa di truffa al Sistema sanitario. Vittoria totale, su tutta la linea".