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8 mag 2022

L’insulto sui social? Più grave che dal vivo "In Rete si trasforma in reato di diffamazione"

L’avvocato Roberto Visciola spiega il confine tra diritto di critica e ingiuria: "Gli haters non capiscono la differenza virtuale e reale"

emanuele baldi
Cronaca
La polizia postale gioca un ruolo fondamentale nel contrasto agli haters della Rete
La polizia postale gioca un ruolo fondamentale nel contrasto agli haters della Rete
La polizia postale gioca un ruolo fondamentale nel contrasto agli haters della Rete

di Emanuele Baldi

"Se è vero che l’articolo 21 della Costituzione tutela la libertà di manifestazione del pensiero, non significa che ciascuno può scrivere liberamente e impunemente cosa vuole, come parrebbe invece oggi erroneamente inteso dando un’occhiata alle pagine dei social, dove offese e insulti spesso gratuiti trovano ampio spazio". I ritmi nevrotici della comunicazione ’orizzontale’ dei social hanno finito, negli anni, per rendere invisibile il confine tra opinione e offesa. Confine che, come ci ricorda l’avvocato Roberto Visciola del Foro di Firenze, in realtà c’è eccome.

Perché sempre più persone sembrano non accorgersi di questo confine che non è esattamente un dettaglio?

"È come se la realtà dei social fosse intesa come virtuale, distinta dalla vita reale, dove ciascuno può compiere ogni azione senza che questa venga punita. La realtà è, invece, ben diversa. Un conto è manifestare un pensiero, un’opinione; un altro conto è procedere con offese.

Cosa dice la legge in merito?

"Se la prima ipotesi è coperta dal dettato costituzionale, la seconda è passibile di incriminazione, sia che venga fatta di persona, nella vita ’reale’, sia dentro un social, cioè nella vita’virtuale’. La copertura e protezione apparentemente data dalla Rete o anche dall’uso di nickname o profili falsi serve solo a dare forza ai ’leoni da tastiera’, ma non li mette al riparo da incriminazioni, potendosi individuare l’autore tramite gli indirizzi IP".

Quindi è come un’offesa detta per strada o in ufficio?

"In un certo senso online è anche più grave. La rete dei social costituisce un’amplificazione dell’offesa, in quanto, ove essa sia diretta magari ad una persona, il fatto di esser fatta negli spazi pubblici vede ampliare la platea di persone che possono venirne a conoscenza".

Si va oltre la normale ingiuria?

"Esatto, entriamo nel più grave reato di diffamazione. La stessa Corte Costituzionale ha ribadito che, se è vero che la libertà di espressione costituisce pietra angolare di ogni ordinamento democratico, non è meno vero che la reputazione individuale è al pari un diritto inviolabile.

Scorrendo i commenti a certi post verrebbe da pensare a una denuncia al minuto...

"Sì, ma proprio perché le offese nei social stanno diventando una costante vi è talvolta una sorta di assuefazione verso le gli haters: a ogni offesa non corrisponde certo una denuncia. Va detto poi che talvolta l’esimente del diritto di critica può arrivare a coprire la punibilità di certe frasi: il confine è labile, dato che la diffamazione offende sì l’onore di una persona, ma applicando troppo rigorosamente questa fattispecie si può compromettere il diritto di critica".

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