Firenze, 24 novembre 2020 - Hanno allestito un vero e proprio mercato in piazza Duomo gli ambulanti di Assidea, l' associazione di tutela per gli operatori di mercato su area pubblica. Qualcuno è arrivato col suo banco dal Valdarno, qualcun altro a rappresentare i colleghi di Scandicci e Sesto Fiorentino, altri sono gli operatori che tutti i giorni eravamo abituati a incrociare nei mercati delle Cure, di piazza Dalmazia, di Campo di Marte o dell'Isolotto. Sono circa 400 in totale.

C'è tutta Firenze rappresentata nella manifestazione organizzata per prendere una posizione netta contro la chiusura delle attività e chiedere di poter ricominciare a lavorare. Alessio Pestelli, presidente di Assidea, senza giri di parole spiega i motivi: “Alla fine l’unica categoria ad essere totalmente discriminata è quella degli ambulanti. Mentre tutte le altre categorie, seppur con limitazioni fortemente penalizzanti possono continuare a lavorare, i mercati all’aperto sono stati incomprensibilmente chiusi, ad eccezione dei banchi di quelli dei generi alimentari. E così, oltre a penalizzare i consumatori che nei mercati, anche in una situazione di crisi diffusa e generalizzata come quella attuale possono trovare in totale sicurezza prezzi più favorevoli, si colpisce un’intera categoria che è drammaticamente messa alla prova e che, con il perdurare di questa situazione, ha le ore contate”.

'No discriminazioni' si legge sul cartello tenuto in mano sventolato da Iacopo Banchini: “E' sotto gli occhi di tutti: tante attività  possono continuare, noi siamo chiusi. Io il 4 dicembre riprendo a lavorare: ho una famiglia con quattro figli e un affitto da pagare. Non so più come fare ad andare avanti, non di certo con le briciole arrivate dal Governo”. “Durante il primo lockdown 70 giorni di chiusura, ora già 10. Abbiamo bisogno di lavorare, come tutti. Abbiamo tutti famiglie da mantenere” aggiunge Tito Antonio.

A sostegno degli ambulanti ci sono anche alcuni rappresentanti di commercianti come il Ccn Gioberti o Airca, Associazione Imprese ricettive Città d’Arte: “Noi siamo qui perché, come gli ambulanti, anche la nostra categoria è stata discriminata – dice Giovanni Gandolfo, il presidente -, siamo stato esclusi dall'ultimo decreto ristori bis e non abbiamo ricevuto nessuno sconto sull'Imu. Da dicembre siamo senza lavoro”.

I bancarellai che sono scesi in piazza Duomo non chiedono nessuna elemosina ma solo la possibilità di poter riaprire. “Come ambulanti – conclude Pestelli - chiediamo solo di poter continuare a svolgere la nostra attività. Il lavoro è un diritto e come tale il Governo deve metterci nelle condizioni di poterlo svolgere. Abbiamo magazzini pieni di merce che rimarrà invenduta, non siamo strutturati per poter attivare altri canali di vendita e le elemosine del Governo non contribuiscono in nessun modo a dare sollievo e respiro ad un settore che rischia la chiusura totale".