La Fiorentini rassicura: "Nessun posto a rischio"

Il chiarimento alle 82 famiglie che lavorano nell’azienda . Il titolare: "Non si è mai parlato di spostare l’intera produzione".

La Fiorentini rassicura: "Nessun posto a rischio"

La Fiorentini rassicura: "Nessun posto a rischio"

Non ci sta Alessandro Fiorentini, titolare della ditta con sede a Piancaldoli, a passare per il cinico imprenditore di turno. Anzi, , annuncia azioni legali con tanto di richiesta danni: "Un’inaccettabile campagna diffamatoria – sbotta il numero uno del colosso aziendale, con sede al confine tra l’Emilia-Romagna e la Toscana –. Sono stati travisati fatti e parole. Questo non è dialogo, ma diffamazione".

Facciamo un passo indietro. Nelle scorse ore, dopo un incontro con le rappresentanze sindacali di Firenze e Bologna, viene diffusa la notizia shock del trasferimento entro il 2025 dell’intera produzione dalla storica sede di Piancaldoli allo stabilimento di Castel San Pietro Terme. Una doccia gelata per gli 82 dipendenti (tra questi una quarantina abitano a Castel del Rio e Casalfiumanese, ndr) di una realtà da 34 milioni di euro di fatturato che dal 1978, per volere del fondatore Osvaldo Fiorentini scomparso nel 2012, traina buona parte dell’economia della collina al confine tra Emilia-Romagna e Toscana. "Nessuno ha mai parlato di intera produzione – precisa Fiorentini –. Abbiamo garantito il mantenimento dei posti di lavoro, nessuno spettro di riduzione del personale. ". Già, poi cinque mesi fa l’alluvione con centinaia di frane e smottamenti a falcidiare il mosaico viabile. Due grossi cumuli di terra piombano sulla Sp21 e la tengono in scacco per mesi:

"Il versante romagnolo è quello più significativo per quanto riguarda le ricadute della nostra attività ed i servizi – continua –. I nostri mezzi, per raggiungere lo stabilimento di Castel San Pietro, sono stati costretti per mesi ad imboccare l’autostrada con extracosti esorbitanti. Le ripercussioni sono state fortissime tanto da ricorrere alla cassa integrazione straordinaria". Un grido di aiuto caduto nel vuoto. E il bypass sulla Sp21, in località Giugnola, è diventato fruibile solo dallo scorso 18 agosto: "Una ‘bretella’ fatta senza criterio e con pendenze sbagliate. Non dimentichiamo che avevo messo a disposizione di dipendenti e comunità la strada privata di nostra proprietà poi utilizzata da tutti – attacca Fiorentini –. Qui ci sono ancora decine di microfrane e i nostri camion fanno fatica. Inevitabile individuare soluzioni logistiche alternative. Ho scritto agli enti di ogni ordine e grado. Nessuno si è fatto vivo". Con i costi schizzati alle stelle: "Ci sono anche gli oneri per continue operazioni di monitoraggio post alluvione nello stabilimento. Spese sostenute interamente da noi. Vogliamo fatti,non chiacchiere. Non è più tempo di scaricabarile tra Emilia-Romagna e Toscana". E ancora: "Adesso chi garantisce la tenuta viabile in caso di altre calamità – si interroga – Mi chiedo se qualcuno è disposto ad accollarsi i costi extra per il monitoraggio dei terreni sui quali sorgono i nostri capannoni. Servono proposte ".

Mattia Grandi