Firenze, 28 marzo 2018 -  Gravemente ferita, sotto choc per l’intossicazione ma non in pericolo di vita. Maria Pistone, la 67enne salvata dalle fiamme che lunedì notte hanno avvolto casa sua, sta rispondendo positivamente alle terapie dei medici di Careggi. Ma la notizia della morte del marito, Vincenzo Serrotti di 72 anni, nell’inferno di fuoco in via Ser Ventura Monachi, i sanitari hanno scelto di non dargliela. Almeno per ora. Troppo alto il rischio di una ricaduta per la donna che, da anni, ha le gambe paralizzate. «Non è in pericolo di vita - spiegano i medici – ma la prognosi resta riservata».

La chiamata ai pompieri, dopo quella dei vicini, era arrivata pure da lei. Aveva visto il fuoco e il marito a terra ma non poteva intervenire. L’uomo, ex infermiere in pensione come la moglie, era sposato con la donna da 30 anni. Quando i vigili del fuoco lo hanno tirato giù da camera sua, era già morto, forse intossicato del fumo. Per lui il magistrato ha disposto l’autopsia. Fuori pericolo invece l’inquilina del piano di sotto, Maria Bianchi, intossicata, sotto choc e dimessa ieri.

Resta il mistero sulle cause del rogo che, alle 23 di lunedì, ha trasformato la loro abitazione al secondo piano della palazzina al 15 di via Monachi, in una gabbia di fuoco. Le fiamme hanno raggiunto i 4 metri d’altezza e sono nate nella veranda sul retro della casa, ora sotto sequestro, dove i due vivevano dagli anni ‘80. Forse un cortocircuito della caldaia o una sigaretta spenta male dalla donna, fumatrice. A fare chiarezza sarà la perizia disposta ieri dalla Procura che ha aperto un’inchiesta.

La certezza è che il retro dell’appartamento, tra via dei Bastioni e via Monachi ha fatto da polveriera. Qui, la coppia aveva accatastato cartoni, barbecue, elettrodomestici e legno. Le lingue di fuoco hanno poi leccato le tende della veranda. Di fronte, le finestre della stanza, trasformata in camera a gas. Ieri sull’uscio di casa restava solo odore di strino, sabbia e i guantini dei sanitari. Intorno un rione, San Niccolò, atterrito. «Questa – dicono i vicini – era una tragedia annunciata: andavano aiutati. Lei non si muoveva e lui badava a tutto». Vincenzo, di vista lo conoscevano tutti: riservato, ma gentile mentre andava in via Orsini al forno o a prendere le sigarette alla moglie.

Da tempo, usciva poco e la casa era diventata una gabbia. Anni fa lo ribattezzarono «Scintilla», per l’adesivo con quella scritta che aveva incollato sulla Panda. Un nomignolo che ora mette i brividi. «Erano pensionati – spiegano – e l’abitazione era di proprietà. C’erano solo problemi fisici ma la casa cadeva a pezzi». L’altro giorno l’avevano visto sul tetto sistemare delle tegole. «Una volta vennero i pompieri perché sul retro di casa teneva le bombole del gas: chi lo sa se erano vuote». Poi il vizio di accumulare oggetti e le stranezze. Come lo specchietto di un motorino sulla persiana. «Avevamo parlato col figlio – raccontano – per dirgli di sgombrare la veranda: che era pericolosa». Ma il 72enne, si opponeva: era il suo mondo. All’alba ci coltivava il fai da te dopo aver trascorso la notte al pc, mentre la moglie dormiva. Lunedì il fumo l’ha ucciso proprio lì.

Claudio Capanni

 

 

 

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