Pisa, 29 settembre 2018 - Più di 1.400 ettari andati in fumo fra boschi, uliveti e pinete. I danni provocati dal fuoco sul Monte Serra, fra Calci e Vicopisano (Pisa) sono enormi, tanto che è difficile persino capire come rimediare. Il professor Giovanni Bovio, ordinario dell’Accademia italiana di scienze forestali che ha sede a Firenze e già docente di assestamento forestale dell’Università di Torino, fa il punto a oggi.

Professore, quale situazione abbiamo sul monte Serra?

«La risposta non è semplice: capire cosa sia successo è cruciale. Non basta sapere che c’è stato un incendio: serviranno sopralluoghi e analisi. Anzi, invito le istituzioni a non sottovalutare questo aspetto. Noi cercheremo di approfondire il quadro anche al nostro Congresso forestale, a Torino dal 5 al 9 novembre. Siamo a disposizione per dare una mano».

Lei che idea si è fatto?

«Da quello che abbiamo potuto capire, si è trattato di un incendio di chioma di tipo eruttivo. In questi roghi il fuoco transita sulle chiome con una violenza e un’estensione tali che, a distanza, sembra di essere di fronte a un vulcano attivo. Nel bosco si creano così moti convettivi violenti che traumatizzano le piante».

Secondo lei ci sono speranze di recupero?

«È un elemento che va osservato col tempo. Serviranno dei sopralluoghi adesso e, soprattutto, a primavera. Sappiamo però che tipi diversi di piante hanno una differente resistenza e resilienza».

Ci spieghi meglio.

«La macchia mediterranea viene distrutta anche da piccoli incendi, ma poi recupera e nel giro di sei-dieci anni torna esattamente com’era, senza bisogno dell’uomo. Un pino o una quercia hanno più resistenza, ma oltre una certa temperatura non hanno margini di recupero. Non solo: non rinascono dopo l’incendio perché hanno bisogno di un bosco ricco di ombra. Al loro posto arrivano quindi altri alberi più adatti a tollerare la luce».

Qual e’ la situazione a Pisa?

«Abbiamo un ambiente misto, fra querce, ulivete, pinete e macchia. Per questo il monitoraggio sarà fondamentale».

Cosa consiglia di fare?

«Dopo aver capito meglio la situazione, vanno valutati costi e benefici della ricostituzione boschiva. Sicuramente servono dei viali tagliafuoco, da mantenere nel tempo anche con il ‘fuoco prescritto’ ovvero con applicazioni mirate di fuoco per eliminare la vegetazione in punti strategici. I ‘viali’ sono essenziali sia per limitare la diffusione dei roghi che per permettere l’accesso di mezzi antincendio».

Quanto costera’ riportare il monte Merra al suo vecchio aspetto?

«In media, se serve un intervento umano, si spendono circa 5mila euro per ettaro. E, sicuramente, serviranno decine e decine di anni per recuperare un danno così grande».