Il presidente di Confindustria Firenze, Maurizio Bigazzi
Il presidente di Confindustria Firenze, Maurizio Bigazzi

Firenze, 25 ottobre 2020 - "Il segno meno nei nostri fatturati oscilla fra il -30 e il -90%, a seconda che si parli di industria manifatturiera o di industria turistica". Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Firenze, è costretto a un nuovo grido d’allarme, e guardando gli ultimi dati forniti dal Centro Studi sintetizza la situazione con una parola: drammatica. E torna a chiedere alle istituzioni pochi ma precisi impegni per aiutare il tessuto imprenditoriale a reggere l’urto della pandemia.
"Qualche giorno fa l’Irpet ha certificato questo disastro con i numeri del lavoro: solo nel centro storico di Firenze la crisi ha cancellato 5mila posti - spiega Bigazzi -. In un momento come quello che stiamo vivendo i nostri tradizionali punti di forza, cioè la presenza sul canale estero, la qualità delle produzioni e il turismo, sono diventati fattori di debolezza. Non siamo abituati a piangerci addosso, ma a rimboccarci le maniche. Sappiamo che la ripartenza è legata all’inversione del ciclo economico, ma dipenderà anche da quello che avremo fatto nei nostri stabilimenti; e da quello che avrà fatto il territorio per mettersi nelle condizioni di afferrare la ripresa, quando si presenterà".
Per questo si chiede coerenza strategica fra quello che sta dentro è quello che sta fuori le imprese. E ciò significa investire in processi, mercati e capitale umano. La tanto invocata transizione 4.0 di tutto il sistema produttivo, ad esempio, ora risulta indispensabile.
Le parole d’ordine sono infrastrutture, semplificazioni, e formazione, con un occhio attento alle risorse che arriveranno dal Recovery Plan e dalla programmazione europea. "Ma soprattutto, abbiamo bisogno di agire con tempi industriali - prosegue il capitano di via Valfonda, concentrando gli sforzi su pochi grandi progetti strategici".
L’agenda è sempre quella: l’Aeroporto, la Stazione dell’Alta Velocità e il nuovo Polo Fieristico, infrastrutture che è stato calcolato valgono quasi un punto strutturale di Pil. E poi le connessioni dell’area metropolitana, dove la “cura del ferro”, cioè un sistema tramviario che connetta la Città metropolitana è altrettanto necessario. E ancora la banda larga estesa a tutto il territorio; e gli impianti per lo smaltimento dei rifiuti nella logica dell’economia circolare indicata dalle linee-guida europee.
"È necessario sbloccare quella miriade di ostacoli che si sono frapposti alla realizzazione dei progetti, a volte facendo scappare gli investitori – conclude Bigazzi –. Firenze è una delle prime economie industriali del Paese. E’ uno dei primi hub della manifattura europea nel settore del lusso. Ed è un’economia fortemente internazionalizzata. Ha bisogno di infrastrutture adeguate. E ha bisogno di porte internazionali non di ‘imbuti’".