Firenze, 28 novembre 2020 - Tre gocce di Chanel, anche nell’acquasantiera. E non sarebbe stata blasfemia per Ilaria Ghersetich. Ma il crogiuolo dell’acqua santa per umettarci le dita e farci il segno della croce ce l’ha portato via il Covid. Era bella Ilaria, bella fuori e bella dentro. Soprattutto dentro: chiunque lo sa. Anche chi non ha avuto la fortuna di conoscerla meglio. Per via di quella sua straordinaria...

Firenze, 28 novembre 2020 - Tre gocce di Chanel, anche nell’acquasantiera. E non sarebbe stata blasfemia per Ilaria Ghersetich. Ma il crogiuolo dell’acqua santa per umettarci le dita e farci il segno della croce ce l’ha portato via il Covid. Era bella Ilaria, bella fuori e bella dentro. Soprattutto dentro: chiunque lo sa.

Anche chi non ha avuto la fortuna di conoscerla meglio. Per via di quella sua straordinaria trasparenza. Odiava le ipocrisie. Quelle patetiche commedie degli inganni di cui questi nostri strani tempi sono pieni. Teatrini dell’assurdo. Era bella Ilaria e lo sarà per sempre. Dire che era figlia dell’ex calciatore della Fiorentina, Tullio, recentemente scomparso, e moglie dell’ex primario di chirurgia della spalla a Careggi, Renzo Angeloni, descrive la sua famiglia, da allargare agli amici.

Ma lei era lei. Soltanto e solamente lei, una donna straordinariamente forte però anche fragile, per via di una sensibilità spiccata. Se n’è andata all’improvviso, a 59 anni, mentre lottava contro una malattia bastarda. Se n’è andata con la convinzione che avrebbe potuto vincere. Guarire. Ha fatto di tutto per vivere ogni giorno sfidando il limite, continuando ad amare. Riamata. Anche perché non si poteva non volerle bene. Dermatologa scrupolosa, si era laureata e specializzata con il massimo dei voti. A

veva continuato a lavorare anche quando la malattia l’aveva acchiappata. Ma soprattutto aveva continuato a circondarsi di bellezza, con la sua classe innata, un’eleganza che non si impara ma si sfoggia. Sempre alla ricerca di qualcosa che ogni giorno le facesse percorrere il boulevard della vita sui tacchi a spillo. E’ così che se n’è andata, mai invadente, riservata, con la leggerezza di un battito d’ali di farfalla. Con il sorriso sempre pronto, disegnato dal rossetto: rigorosamente rosso, altrimenti non lo avrebbero chiamato così. Parigi, i viaggi, le amiche e gli amici – ne aveva molti –, gli animali: il suo Sergio e il suo Thai. Il bello della vita. Mai una cattiveria, aveva il cuore buono, Ilaria. Un cuore grande e accogliente. Lei resterà in quello di quanti l’hanno conosciuta.