di Luigi Caroppo "Se il capitale non viene dal lavoro e non è diretto al lavoro è fonte di iniquità e produce un’economia senza volto e senza volti, anche quando si muove con destrezza fra le norme del diritto": nel solco delle parole del cardinale Giuseppe Betori alla conclusione dell’incontro settembrino con il clero fiorentino, il direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi del Sociale e del Lavoro, don Giovanni Momigli, nato sindacalista e poi entrato nel cono di luce delll’amore di Gesù, rilancia con forza la necessità della presa in carico da parte di tutta la comunità delle questioni del mercato dell’occupazione a partire dalla questione simbolo della Gkn. E lo ha fatto in occasione della...

di Luigi Caroppo

"Se il capitale non viene dal lavoro e non è diretto al lavoro è fonte di iniquità e produce un’economia senza volto e senza volti, anche quando si muove con destrezza fra le norme del diritto": nel solco delle parole del cardinale Giuseppe Betori alla conclusione dell’incontro settembrino con il clero fiorentino, il direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi del Sociale e del Lavoro, don Giovanni Momigli, nato sindacalista e poi entrato nel cono di luce delll’amore di Gesù, rilancia con forza la necessità della presa in carico da parte di tutta la comunità delle questioni del mercato dell’occupazione a partire dalla questione simbolo della Gkn. E lo ha fatto in occasione della messa in ricordo di un altro sacerdote sempre dalla parte dei lavoratori, don Danilo Cubattoli, il don Cuba degli ultimi.

"Quello che sta avvenendo anche, ma non solo, alla Gkn - ha detto don Momigli - suggerisce la necessità di pensare normative particolari per governare le relazioni con gruppi di investitori anonimi, che affidano i loro soldi a manager, non per creare lavoro e sviluppo, ma per realizzare il massimo del rendimento nel minor tempo possibile, indipendentemente dai costi umani e sociali".

E don Momigli ha acceso i riflettori proprio sulla mobilitazione che passa anche da nuove norme, come il decreto anti delocalizzazioni, su cui si discute in queste settimane, e sulla necessità che tutti "si sporchino le mani" proprio partendo dalle comunità locali come i sindaci toscani hanno dimostrato di voler fare con l’appello a Draghi: "Va cambiato il sistema economico e vanno cambiate le normative, anche per salvaguardare quelle comunità locali dove si trovano i siti produttivi che si tenta di chiudere. Per cambiare il sistema e per cambiare le norme, un ruolo portante possono e debbono svolgerlo proprio le comunità locali, senza timore di sporcarsi le mani e muovendosi con altrettanta destrezza fra le pieghe del diritto".

La storia ci insegna la strada da intraprendere: "Il 25 aprile 1954, don Cuba, intraprese il suo complesso viaggio assieme a un compagno di avventura e con il sostegno del sindaco Giorgio La Pira, che gli consegnò lettere da recapitare ai governanti e ai reggenti dei dieci Stati attraverso i quali passava. Il riferimento a La Pira fa venire alla mente il suo intervento per il Pignone" con il sindaco in prima fila per difendere i posti di lavoro e la conoscenza acquisita che facevano dell’azienda principe di Firenze un vero e proprio fiore all’occhiello.

"Come comunità fiorentina e Toscana, e anche come sistema Paese, cosa siamo disposti a fare, ad osare, per affrontare vicende come quella della Gkn? - si chiede don Momigli - Come l’opera della fede non è un semplice annunciare una verità, ma mettersi in gioco condividendo un’esperienza, così la solidarietà non è solo enunciazione, anche se sincera, ma condivisione intenzionale e operativa di competenze e responsabilità per osare esperienze capaci di segnare la storia". Quindi dall’Ufficio diocesano arriva l’invito a fare, a osare, a non rimanere limitati alle enunciazioni di appoggio e sostegno. Il momento è ora.

E infine l’auspicio volto al benessere collettivo, obiettivo sempre da perseguire: "Lo Spirito Santo illumini le nostre menti, scaldi i nostri cuori e conceda a tutti e a ciascuno il coraggio di osare quello che esigono la dignità della persona, la difesa del lavoro e la costruzione del bene comune". Anche in nome di don Cuba che l’11 settembre del 1954 celebrò una messa per tutti i lavoratori del mondo sulle vetta del Kilimangiaro.