A moment of the homage to Giorgio Albertazzi at Argentina Theatre in Rome. Italian actor and director is dead last Saturday 28 May in his country house in Tuscany at the age of 92 years. Rome, 2 June 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI
A moment of the homage to Giorgio Albertazzi at Argentina Theatre in Rome. Italian actor and director is dead last Saturday 28 May in his country house in Tuscany at the age of 92 years. Rome, 2 June 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

Roma, 3 giugno 2016 - L'urna con le ceneri sul palcoscenico del teatro Argentina, il piu importante di Roma. Un mazzo di rose bianche e un semplice drappo: l'ultimo addio al maestro del teatro italiano, a un vero monumento del Novecento è stato cosi: semplice e pieno di amore e rispetto. Giorgio Albertazzi per l'ultima volta, ieri, su quel palcoscenico che lo aveva visto trionfare fino a pochi mesi fa, in una cerimonia laica e toccante organizzata dal Teatro di Roma.

L'ultimo addio, in mezzo a una commozione difficile da raccontare, impossibile da semplificare. Forse è accaduto quel che Albertazzi auspicava per i suoi spettacoli, che si creasse quella situazione descritta da Garcia Lorca come il "duende". Quel pathos di comunicazione tra pubblico e spettatore che li avvicina e li rende una sola cosa. Forse è accaduto così, ieri a Roma, in un Teatro Argentina stracolmo di persone fin dal primo pomeriggio, dove si è celebrata una cerimonia di addio laica, elegante, senza che nessuno parlasse.

Sul palcoscenico l'urna al centro del palco illuminata da un semplice faretto, sulla destra un pianoforte e un pianista. Solo la stupenda voce di Amii Stewart ha rotto un silenzio irreale, scandito da simghiozzi. E' stata lei a cantare, senza nascondere le lacrime, le due canzoni preferite da Albertazzi. Dopo, un grande applauso, lunghissimo: il cuore gonfio di dolore e la consapevolezza di aver perso la grandezza di un interprete unico al mondo.

Una consapevolezza condivisa dalle oltre cinquemila persone che ieri sono state a dire addio al grande interprete, regista, scrittore, poeta fiorentino. Rinnegato dalla sua città. "Ciao Giorgio amico mio " ha sussurrato un annichilito Dario Fo seduto in meditazioni in prima fila. Quante cose fatte insieme, quanti ricordi. E gli amici di sempre, il regista di uno spettacolo che ha fatto il giro del mondo come Le memorie di Adriano, Maurizio Scaparro. Vicini alla dolcissima e oggi messa a durissima prova, moglie di Albertazzi, Pia de Tolomei di Lippa, ma amorevolmente sostenuta dalla sorella Camilla e dal fratello Bernardo.

Il teatro italiano si è stretto nel ricordo di questo immenso artista : la proiezione di foto bellissime ha raccontato, meglio di migliaia di inutili parole, la splendida parabola della vita artistica di Albertazzi. I momenti salienti di una carriera durata settan'anni, condivisa con i più grandi. Con le più grandi come la Proclemer, la Toccafondi. In sala il mesto viavai dei saluti è proseguito fino alle sette di sera, fra le tante, anche le attrici Elisabetta Pozzi, Mariangela D'Abbraccio, Cristina Borgogni, Maria Letizia Gorga. Una cerimonia elegante e senza fronzoli, in puro stile albertazziano. Spiccava, al solito, l'assenza delle istituzioni. Le stesse che alla morte di Albertazzi hanno rilasciato alle tv solenni dichiarazioni. Ma questa, e lo sapeva pure lui, è la storia di questo Paese. Ciao Giorgio. Ciao Maestro.