Firenze, 27 maggio 2018 - Alle 1.04 del 27 maggio 1993 un boato squarciò il silenzio di una notte fiorentina. Un'autobomba carica di 277 chili di esplosivo parcheggiata a due passi dagli Uffizi, provocò la morte di cinque persone. In via dei Georgofili la famiglia Nencioni fu cancellata: marito, moglie e le due figlie, una delle quali, la piccola Caterina, aveva meno di due mesi. Morì anche lo studente di architettura Dario Capolicchio. Quarantotto furono le persone rimaste ferite.  Il ricordo della notte più buia di Firenze è rimasto indelebile in chi quel 27 maggio lo ha vissuto e visto con i propri occhi. Proponiamo di seguito tre testimonianze. 

Il ricordo di Michele Bricci

"Il momento in cui scoppio quella maledetta bomba lo ricorderò per sempre. Ero stato assunto in un hotel del centro a due passi da Piazza Signoria da poco piu' di un mese e la notte tra il 26 ed il 27 maggio 1993 ero in turno di notte. Svolto il mio lavoro al computer e con quasi tutti i clienti ormai rientrati mi stavo per prendere una pausa e leggere un giornale. Ero in piedi nella hall, con il giornale aperto in mano quando un enorme boato mi fece sobbalzare, per un attimo o forse qualcosa piu' rimasi immobile mentre fuori allarmi di banche, di auto e negozi suonavano come impazziti. Uscii subito fuori in via Calzaiuoli ma inizialmente non si capiva bene dove era stata l'esplosione, poi vidi il fumo che si alzava da dietro Piazza della Signoria. La prima auto a sfrecciare in quella direzione ricordo che fu una guardia giurata, intanto qualche turista per strada urlava per la paura. Io come molti altri pensammo subito ad una fuga di gas mentre polizia, pompieri e ambulanze passavano a tutta velocita'. Accolsi nella hall stranieri spaventati che avevano bisogno di fare una telefonata o di bere un bicchiere d'acqua. Qualcuno intanto diceva che si sentiva odore simile alla polvere da sparo, cominciarono a girare le prime voci di probabili feriti gravi. L'alba arrivo' veloce e anche i rumori cominciarono ad attenuarsi. Arrivo' anche il cambio turno e andai a casa, provai a dormire ma avevo ancora in testa l'esplosione, le sirene e le grida delle persone per strada e quindi non fu facile riposare. Ma il momento forse peggiore fu quando mi alzai ed ebbi la notizia ufficiale che era stato un attentato della mafia, che erano morte 5 persone tra cui un neonato e che parte del museo piu' importante del mondo la Galleria degli Uffizi era stata gravemente danneggiata. Un mix di dolore e rabbia mi fece piangere. Non dovevate farlo, non nella mia citta', non a Firenze".

Il ricordo di Emanuela Staderini

"Mio marito all’epoca lavorava di notte, in centro. Si trovava in piazza della Repubblica al momento dell’esplosione, e da poco era passato proprio da via dei Georgofili. Si recò sul luogo, si parlava di una caldaia ma si insospettì nel vedere il procuratore Vigna. Al mattino, non si riusciva neanche a parlarne da come la cosa ci sembrava terribile. Quanto ho pianto nel vedere quegli innocenti uccisi e la mia Firenze sfregiata! E tuttora quando passo di lì mi viene una fitta al cuore".

Il ricordo di Maria Cristina Martini

"Io abito e abitavo anche allora sulle colline sopra Careggi , ricordo che ero andata a dormire da poco , quando sentii un forte boato ma, non avendo avuto mai in vita mia , per fortuna , sentito il rumore di una bomba lo scambiai per un tuono... Mi meravigliai perché poco prima il cielo era sereno ed io avevo lasciato il bucato steso fuori ...mannaggia ! Troppo stanca x andare a ritirare il bucato mi addormentai. Al mattino , al risveglio , la ben più tragica notizia".