Stefano Mugnai
Stefano Mugnai

Firenze, 19 giugno 2015 - Stefano Mugnai, consigliere regionale di Forza Italia, è stato il presidente della commissione regionale d’inchiesta sul Forteto.

Mugnai, da che parte cominciamo?

"La storia è lunga. Del Forteto non conoscevo nulla. Alla fine del 2011, qualche giorno dopo l’arresto, vengo chiamato da Bambagioni nella stanza di Carraresi. Mi spiegano la vicenda, i precedenti, mi chiedono di firmare per istituire la commissione d’inchiesta. Anche il mio gruppo, all’epoca il Pdl, non era all’inizio tanto attratto dall’idea. Donzelli mi fa incontrare delle vittime e penso: questi sono matti. Ascolto in maniera quasi imbarazzata cose di una gravità inaudita".

Cosa la colpisce?

"L’enormità della questione, i tanti anni in cui si era sviluppata e i molti livelli istituzionali coinvolti. E che il Forteto era organico al sistema di potere del Pd in Toscana".

Per istituire la commissione d’inchiesta servono sedici firme. Chi ce le mette?

"Il Pdl e il resto dell’opposizione. Del Pd Bambagioni e Mattei".

E Carraresi?

"In totale sincerità mi dice ’chi tocca il Forteto muore’. E mi racconta che anni prima i consiglieri Banchi e Ciucchi, uno dell’opposizione, l’altro della maggioranza, avevano firmato un’interrogazione sul Forteto. Il giorno dopo Banchi subì una perquisizione nel suo ufficio in Regione per fatti che si sono rivelati assolutamente inconsistenti. Tanti altri colleghi, in maniera ’benevola’ mi suggeriscono di maneggiare con cura. Emerge che il Forteto è una potenza politica, economica e culturale. Anche il presidente del consiglio Monaci mi fa un ragionamento del genere".

Agli atti c’è proprio una lettera di Monaci (CLICCA QUI PER LEGGERE LA LETTERA) che ’suggerisce’ alla commissione di non approfondire troppo.

"Sono straconvinto che Monaci l’abbia dovuta fare perché ha subito pressioni. Quella lettera è indice della capacità del Forteto di condizionare le scelte".

Questo potere avrebbe influito anche sul mancato commissariamento?

"Assolutamente sì. E anche le dichiarazioni di questi giorni della Legacooperative sono una conferma. I commissari sostenevano che non c’è distinzione fra cooperativa, fondazione e associazione. E’ indifferente chi sia il responsabile legale, al Forteto comanda chi è stato condannato. Il commissariamento serve per salvare la cooperativa dalla setta".

Come si è concluso il lavoro della sua commissione?

"La relazione è stata approvata all’unanimità. Un passaggio importante, altrimenti quella commissione sarebbe stata archiviata dal sistema Forteto come una speculazione politica. E in aula, dai banchi della maggioranza, in un clima teso, tutti tacquero. Il giorno dopo, però, sui giornali, il nostro lavoro venne definito un ’processo cinese’".

Stefano Brogioni