Una foto storica della scuola Pestalozzi, siamo nel 1978
Una foto storica della scuola Pestalozzi, siamo nel 1978

Firenze, 19 settembre 2019 - «Chi sono?». «Cos’è che mi fa paura?». «Come posso gestire la rabbia?». La scuola diventa palestra di vita nel cuore di Firenze. Siamo alla Scuola Città Pestalozzi, dove l’educazione affettiva e relazionale è materia curriculare. Per un’ora a settimana, sia i piccini della primaria che i più grandicelli della secondaria di primo grado vengono coinvolti in questa lezione speciale. Gli studenti si aprono, parlano di loro stessi, si confrontano con gli altri e scoprono che il più delle volte le loro paure sono le stesse dei compagni. Matteo Bianchini, 48 anni, insegna in questa scuola sperimentale statale dove da sempre l’innovazione metodologica e didattica è un faro che guida le lezioni degli insegnanti. Ed è uno dei referenti del curriculum di educazione affettiva e relazionale. Ecco i ragazzi che, comodamente seduti in cerchio senza le scarpe, si rilassano e, in un mondo che gira troppo vorticosamente, si prendono il tempo per riflettere su se stessi. Facilitatore di esperienze e regista diventa l’insegnante, mentre i protagonisti indiscussi della lezione sono i ragazzi.

«Alla base di tutto - spiega il docente, - c’è la convinzione che ogni tipo di apprendimento passa attraverso la relazione. E che dunque una relazione affettiva è fondamentale per veicolare meglio le conoscenze». In ogni classe c’è un maestro che si occupa di educazione affettiva. Non è certo una novità per la Pestalozzi: tutto è partito negli anni Novanta grazie ad una docente psicoterapeuta psicologa ora in pensione, Cristina Lorimer. L’esperienza è così interessante che ha catturato l’attenzione anche della tv. Lunedì prossimo i laboratori delle emozioni della scuola fiorentina saranno al centro del programma Prof – La Scuola Siamo noi, in onda su su laF (Sky 135).

Un viaggio condotto dallo scrittore Marco Balzano alla scoperta di insegnanti italiani coraggiosi e un po’ controcorrente. Il progetto parte in prima elementare con la costruzione del gruppo classe e prosegue gli anni successi attraverso il ‘viaggio nel paese delle emozioni’, la mediazione dei conflitti, l’importanza delle regole e la diversità di genere. Alla secondaria i temi sono la tolleranza, la frustrazione, ma anche la trasgressione. E poi la capacità di decidere. «I ragazzi - dice Bianchini, - sviluppano empatia, resilienza, affettività. Imparano a stare in una comunità ed a conoscere se stessi attraverso gli altri». Tramite la condivisione dell’esperienza non fa più paura esprimere le proprie emozioni, anche quelle tenute più nascoste. I docenti cercano di non dare mai risposte, ma di far sì che queste ultime emergano piano piano dal confronto tra i ragazzi. Un laboratorio per diventare adulti certamente più consapevoli, aperti e pronti ad ascoltare l’altro.

Elettra Gullè