Firenze, 11 giugno 2018 - Firenze non è il Bronx, gli inseguimenti per bande in via Canova non capitano tutti i giorni e poi ieri Duccio non doveva nemmeno andare a lavorare. Il suo contratto di lavoro parla chiaro: da lunedì a sabato dalla 14 alle 19. Insomma fermo a quel semaforo ci si è trovato per caso. E ora, a 29 anni, combatte per la vita. La prognosi è riservata, le sue condizioni sono gravissime. E ci sono due psicologi che la polizia municipale ha messo a disposizione per i genitori e gli amici. Perchè la notte che deve passare fuori da quel reparto dell’ospedale di Careggi è, anche per loro, la più lunga

Duccio Dini da un paio d’anni fa il commesso in un negozio di merchandising della Fiorentina in via del Corso. Ieri lo aspettavano per le 14 e lui, rigoroso nel rispetto degli orari di lavoro, è partito un po’ in anticipo. Quando non lo hanno visto arrivare lo hanno chiamato dal negozio, telefonate, whatsapp. Niente. I due titolari del negozio si sono sentiti: «C’è stato un incidente in via Canova». «Ma non può essere proprio lui». E invece... Chi lo racconta si passa le mani fra i capelli: «Stasera avevo un impegno – dice piano – e gli ho chiesto di lavorare».

Affidabile, preciso, Duccio si è reso disponibile. E il destino lo ha travolto a quel semaforo. Duccio abita ancora con la famiglia, all’Isolotto, i genitori e la sorella Chiara. Un paio d’anni fa ha frequentato un corso per amministratore di condominio per poter lavorare con la madre nello studio di via XX settembre. E, siccome per guadagnare qualcosa oggi bisogna sapersi adattare, Duccio per ora ha messo da parte gli studi all’Università orgogliosamente citati sui social e ha fatto il cameriere in un bar sui Lungarni. Da un paio d’anni lavora in via del Corso dove ha subito conquistato la fiducia e l’amicizia dei suoi datori di lavoro.

Tanti amici, un lungo legame con la fidanzata, Camilla, interrotto solo da poche settimane, e poi la passione per la Fiorentina naturalmente. Nel suo profilo c’è una foto che spicca sulle altre: quella con Riccardo Saponara in visita al negozio viola. Poi i post, dolorosi, su Davide Astori. E le foto delle tante vacanze con gli amici, sorridente al mare, a Londra, in trasferta con la squadra di calcio dove fino a qualche tempo fa ha giocato.

Ieri su Facebook la notizia dell’incidente è rimbalzata di profilo in profilo e il tam tam ha portato tutti all’ospedale fuori da quella porta.

Intanto è montata la rabbia: i suoi datori di lavoro sono vicini alla squadra dei Rossi, del Calcio storico e ieri è serpeggiata anche l’idea di andare al Poderaccio, per cercare di sfogare almeno un po’ la rabbia e la disperazione. Per ora ha prevalso la ragione. E, soprattutto, la speranza.

Paola Fichera