Firenze, 4 luglio 2018 - I carabinieri del comando provinciale di Firenze hanno arrestato altri quattro rom per la morte di Duccio Dini, il giovane fiorentino morto per le ferite riportate in un incidente stradale in via Canova causato dalle auto di alcuni rom che si stavano inseguendo per un regolamento di conti. 

I militari hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare in carcere all'alba; si tratta di provvedimenti richiesti dalla Procura e concessi dal giudice per le indagini preliminari in seguito alle indagini.

Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dal Gip del Tribunale di Firenze, Angelo Antonio Pezzuti, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo fiorentino (titolare del fascicolo il pm Tommaso Coletta), a seguito degli approfondimenti investigativi. L'investimento mortale era scaturito da un inseguimento, iniziato nel parcheggio del supermercato Esselunga di via Canova e proseguito sulla stessa strada, di tre autoveicoli con a bordo i quattro arrestati di oggi, oltre agli altri due rom arrestati lo stesso 10 giugno, nei confronti di un loro parente a bordo di una quarta autovettura. 

Morte di Duccio Dini, il Comune di Firenze sarà parte civile

Quella mattina al parcheggio del supermercato, come hanno ricostruito le indagini dei carabinieri, i sei arrestati avevano organizzato una vera e propria spedizione punitiva nei confronti del 43enne macedone Bajram Rufat, finalizzata alla sua eliminazione e motivata dal fatto che tre giorni prima, all'interno del campo nomadi del Poderaccio, l'uomo aveva reagito, prendendolo a pugni in faccia, all'aggressione del suocero Remzi Amet, che intendeva fargliela pagare per aver pesantemente maltrattato la propria moglie, nonche' figlia dell'aggressore.

LA RICOSTRUZIONE DEGLI EVENTI - Intorno a mezzogiorno di domenica 10 giugno, la Opel Zafira grigia condotta dal 43enne arriva al parcheggio dell'Esselunga. Sul posto è già presente ad attenderlo la Lancia Lybra rossa alla cui guida vi e' il cognato Antonio Mustafa con la sua convivente, che prima chiama al telefono altri parenti e, subito dopo, inizia a speronare la Opel Zafira per tentare di bloccarla in attesa dei rinforzi. Nel frattempo dal campo nomadi del Poderaccio partono immediatamente tre uomini a bordo di una Volvo S60 (alla guida Remzi Mustafa, figlio di Antonio, e passeggeri il nonno Remzi Amet ed il cugino Dehran Mustafa) e due a bordo di un furgone Opel Vivaro (Kole Amet, figlio di Remzi, e Emin Gani) che pochi minuti dopo arrivano all'Esselunga, dove il guidatore della Zafira, speronato a piu' riprese dalla Lybra e dal furgone, riesce a divincolarsi e a fuggire con l'autovettura su via Canova, inseguito a folle velocita' dalla Volvo e dalla Lybra. Il furgone si attarda nell'inseguimento in quanto al primo urto avvenuto nel parcheggio, riporta la foratura di uno pneumatico. Le tre autovetture davanti, seguite a rilento dal furgone, si rincorrono ad una velocita' di oltre 100 km orari e, lungo tutto il tragitto da via Canova in direzione del Ponte dell'Indiano, oltre che speronarsi a vicenda, urtano altre autovetture in transito e rischiano di investire altri utenti della strada, ferendone anche uno nel parcheggio dell'Esselunga.

SALVINI: "DEVONO MARCIRE IN GALERA. CHI SBAGLIA PAGA" - Il ministro Salvini in un tweet, riferendosi all'arresto di quattro altri rom per la morte di Duccio Dini,  ha scritto: "Devono marcire in galera"

 

Salvini ha poi  commentato: "La macchina della sicurezza funziona. Sono molto soddisfatto dell'operazione del Comando Carabinieri di Firenze che questa mattina ha assicurato alla giustizia altre 4 persone, autori del folle inseguimento costato la vita a Duccio Dini. La sicurezza dei cittadini  è un bene da preservare. Ben vengano tutte le azioni di prevenzione. Colpire e punire chi delinque e mette a rischio la vita e i beni degli italiani rimane una priorità".