Il professor Gian Maria Rossolini direttore del laboratorio di Microbiologia di Careggi
Il professor Gian Maria Rossolini direttore del laboratorio di Microbiologia di Careggi

Firenze, 12 gennaio 2021 - Un altro caso sospetto di variante inglese del virus: è in corso il sequenziamento nel laboratorio di Microbiologia e virologia di Careggi, diretto dal professor Gian Maria Rossolini. Si tratta di un 24enne rientrato da Londra il 18 dicembre scorso, risultato positivo al tampone di screening – obbligatorio per tutti i viaggiatori provenienti dal Regno Unito – cui era stato sottoposto il 20. Ma l’anomalia che ha messo in allerta il sistema e fatto partire il sequenziamento del genoma virale è stata rilevata solamente il 29 dicembre scorso quando il giovane, che non aveva più sintomi e voleva uscire dall’isolamento in anticipo rispetto alle due settimane previste senza ripetizione del test, si è nuovamente sottoposto a tampone molecolare.

Sulla cosiddetta variante inglese rimangono ancora molti aspetti scientifici da chiarire per valutare l’effettivo impatto sulla salute pubblica. Nei campioni sequenziati in Italia sono state identificate in tutto otto diverse varianti, tutte appartenenti al tipo B, largamente diffuse in Europa.

In effetti in Italia, e altrettanto in Toscana, non sappiamo quali e quante varianti di Sars-Cov-2 circolino, "né quanto siano effettivamente diffuse perché non sequenziamo (e se lo facciamo lo facciamo male)", come hanno scritto in una petizione lanciata online dal gruppo ‘Biologi per la scienza’ per chiedere che venga istituita una rete nazionale di laboratori che si occupi della sorveglianza genomica.

Per sequenziare i virus da tamponi positivi serve tempo, ma soprattutto servono investimenti. E’ ancora in corso il sequenziamento del virus rilevato dal tampone di una donna di 84 anni, ospite della casa di riposo Frate Sole, che aveva fatto scattare i protocolli di sicurezza. La donna era stata sottoposta a tampone molecolare lo scorso 26 dicembre, ma solamente il 4 gennaio dalle prime approfondite analisi era emerso con chiarezza che si trattava di una variante del virus: lo studio ancora in corso non permette ancora di dire con certezza di quale si tratti.

Che sia molto importante isolare e sequenziare è evidente al mondo scientifico. Anzi, di fondamentale importanza, soprattutto adesso che sta per partire la vaccinazione di massa. E’ necessario conoscere la capacità infettiva del virus. Perché in base alla maggior parte degli studi internazionali sin qui compiuti un virus molto infettivo richiede anche che venga vaccinato un maggior numero di persone – e dunque un tempo più lungo per per raggiungere l’immunità di gregge – rispetto a un virus poco diffusivo.

Mentre prima di conoscere la variante inglese si parlava di una copertura vaccinale pari al 60-70 per cento della popolazione per raggiungere l’immunità, ora – a seconda della capacità infettiva delle nuove varianti – potrebbe essere necessario arrivare al 75-80 per cento di copertura.
Non si tratta di percentuali di poco conto, riguardando l’intera popolazione. Per vaccinare una porzione più vasta di cittadini ci vorrebbero più mesi: in un Paese dove il virus ha già colpito il 10 per cento dei soggetti, vaccinando ogni mese il 5% della popolazione, l’immunità sarebbe raggiunta a dicembre del 2021 anziché a settembre.