Campi Bisenzio (Firenze), 30 aprile 2021 - «Grazie a Dio sto bene perché ho avuto delle cure immediate e dopo quattro giorni sto meglio». Simonetta Filippini, cittadina di Campi Bisenzio, si trova all'Holy Family Hospital a Nuova Dehli in India.

Lei e suo marito Enzo Galli sono arrivati il 19 aprile per prendere la figlia adottiva assieme ad altre settanta famiglie, ciascuna arrivata nel paese con un ente che ha curato le pratiche per l'adozione internazionale. «Noi siamo arrivati, abbiamo preso la bambina e ci siamo chiusi in camera ad aspettare i permessi per ripartire, nel frattempo c'è stato il lockdown e abbiamo dovuto aspettare un pò di più».

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Nonostante questo Simonetta si contagia e lo scopre in aeroporto dove come tutti effettua il tampone per partire. E' positiva e viene immediatamente ricoverata in ospedale. Con l'aiuto dell'Ambasciata Italiana in India riesce a trovare un ospedale privato meglio attrezzato.

«Nel primo ospedale - dice all'Ansa - ci sono stata due ore e mezzo - racconta spaventata - ma mi sono avanzate, che a pensarci razionalmente c'era il rischio di non uscirne più: c'erano persone sulle barelle, altre ventilate per terra in fin di vita, in condizioni igieniche inimmaginabili».

Simonetta e suo marito Enzo chiedono un volo sanitario senza aspettare oltre, «Anche perché non so quando mi negativizzerò», dice la donna. «Siamo settanta famiglie italiane in India e tutti si sono contagiati. So che non è facile e l'Ambasciata e il console stanno facendo veramente tutto il possibile, so che lavorano tantissimo, ma vogliamo uscire di qua».

«Qui è veramente pericoloso tutto, persino l'aria condizionata, qualsiasi cosa. E' un macello, vedere la gente sdraiata per strada è bruttissimo». Avete paura? «Sì, molta, ogni ora ogni giorno è un rischio grandissimo, per noi, per la bambina. L'unico modo per essere protetti è tornare in Italia».