Monitoraggio dell'acqua (immagine di repertorio)
Monitoraggio dell'acqua (immagine di repertorio)

Firenze, 22 ottobre 2021 - Un sistema di allerta per il Covid, ma anche per il controllo della diffusione di altri microrganismi patogeni, attraverso l'analisi delle acque reflue. E' il progetto messo in campo dalle Università di Firenze e di Pisa, in collaborazione con Ingegnerie Toscane, l'Autorità idrica toscana e le aziende regionali di gestione del servizio idrico integrato. Dalla prima fase del progetto, che terminerà entro il mese di ottobre, è emerso che ogni nuova ondata di crescita di casi positivi al Covid è stata segnalata dalla rete di monitoraggio, in coerenza con i risultati dei tamponi oro-faringei.

In Toscana ci sono quasi 14mila chilometri di reti fognarie e 1200 impianti di trattamento dei reflui. Il progetto, che andrà avanti per tre anni, prevede un percorso di sviluppo progressivo di punti di controllo delle acque reflue che si attesteranno a regime in 13 punti di monitoraggio. Secondo i dati regionali l'86% della popolazione residente è servita da pubblica fognatura ed il 79% da depurazione delle acque reflue. Soltanto 30 depuratori servono i 2/3 della popolazione relativa alla totalità dei depuratori toscani.

“Poter sorvegliare picchi di contagio da Covid-19 per il servizio idrico può essere relativamente facile, in modo da dare ampia collaborazione alle Asl territoriali e alle comunità locali – ha spiegato durante la presentazione del progetto Alessandro Mazzei, direttore generale dell’Autorità Idrica Toscana -. Possiamo farlo anche per le competenze tecniche dei gestori del servizio e per la capillarità della nostra presenza".

“E’ un progetto all’avanguardia, in cui abbiamo subito creduto e che va ad aggiungersi al nostro sistema diffuso e articolato di contrasto alla pandemia attraverso lo screening tra la popolazione e la vaccinazione dei cittadini – ha commentato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, -. Abbiamo avviato questa importante ricerca prima ancora che l’Unione europea raccomandasse ai Paesi membri di attivarsi con iniziative che andassero in questa direzione. Ho fiducia nella ricerca e nella scienza soprattutto se, come in questo caso, ci aiuta a rilevare l’eventuale presenza di focolai, a seguire l’evoluzione della diffusione del virus o a individuarne di nuovi, per intervenire tempestivamente con azioni mirate di contrasto”.