Caterina Morelli
Caterina Morelli

Firenze, 12 febbraio 2019 -  Chi l'ha conosciuta, la ricorderà sempre per il grande sorriso con cui accoglieva tutti, con cui salutava i suoi pazienti e con cui ha affrontato i difficili momenti della malattia. Caterina Morelli se n’è andata a soli 38 anni lasciando il ricordo di un’esistenza vissuta appieno: quella di una donna innamorata della vita, del marito, dei figli e di chiunque avesse bisogno di lei. Un amore ricambiato e dimostrato dalle oltre 500 persone che sabato hanno riempito la basilica della Santissima Annunziata per accompagnarla nel viaggio che la porta in quel Cielo nel quale ha sempre creduto e confidato. Attiva da sempre nel gruppo di Comunione e Liberazione, laureata in medicina e chirurgia, la dottoressa Caterina Morelli è diventata mamma nel 2010 della piccola Gaia, nata dall’amore con il suo Jonata, sposato il 16 giugno del 2012.

Una decina  di giorni dopo le nozze, hanno scoperto di aspettare il secondo figlio. Una doppia festa, offuscata però da una notizia terribile, arrivata solo 4 ore dopo aver saputo di essere in dolce attesa: l’analisi su un nodulo al seno mostra una forma di tumore estesa e molto aggressiva. Caterina deve abortire, le dicono a Firenze, per potersi curare subito con la chemio e la radioterapia. Ma la donna non ne vuole sapere: non interromperà quella gravidanza, non rinuncerà all’embrione che porta nel grembo. All’Istituto europeo di oncologia di Milano le prospettano un’alternativa più blanda, seppur con maggiori rischi per lei, ma compatibile con il proseguimento della vita che porta in grembo. Caterina accetta: si sottopone a un primo intervento e nel febbraio del 2013 dà alla luce Giacomo, per poi affrontare un ciclo più importante di chemio e nuovi interventi per asportare il tumore.

La maternità, le cure, le operazioni non fermano questa donna dalla grande forza di volontà: proprio in questo anno di gioie familiari e sofferenze cliniche, riesce anche a specializzarsi in chirurgia pediatrica. Entra a far parte dell’ospedale domiciliare della Fondazione Ant, l’associazione che porta cure nelle case ai pazienti oncologici. Da malata diventa medico di altri pazienti oncologici.

Finché nel 2015 l’incubo torna a sconvolgere la sua vita: ancora una diagnosi di tumore, stavolta più aggressivo ed esteso. I colleghi le spiegano che ha metastasi al fegato, al polmone, alle ossa: non è operabile, può solo affidarsi a pesanti cicli di chemioterapia. Li affronta e tra una seduta e l’altra organizza insieme a Jonata viaggi a Lourdes e Medjugorje dove stringe amicizia con tanti malati e i loro familiari. Non si tira mai indietro di fronte a chi le chiede una mano: su whattsapp crea dei gruppi per confortarsi a vicenda, per stringersi nella preghiera e nel reciproco aiuto. Anche attraverso CL accoglie in casa a pranzo tanti senzatetto per donare loro qualche ora di familiarità, con il marito aiuta coppie che hanno perduto la fede.

A settembre la sua salute è peggiorata, con metastasi anche al cervello. Sapendo che la fine è vicina, chiede di anticipare la prima Comunione della figlia per poter essere presente: viene celebrata il 26 gennaio. Solo 12 giorni dopo entra in coma, circondata dai suoi cari e da tanti amici. «Tutti hanno pregato e cantato attorno a lei, in un clima di festa come lei desiderava» racconta una sua amica. «Qui c’è veramente un angolo di paradiso sulla Terra» hanno detto i frati della Santissima Annunziata quando sono andati a portarle la Comunione nel suo letto. Quel pezzo di paradiso che Caterina ha donato a chiunque l’abbia incrociata.