Firenze, 16 maggio 2018 - "Non ci fu nessuna vendita e suo padre non era un 'padre-padrone': lo dicono gli avvocati dell'uomo, un serbo genitore della giovane rom che secondo indagini della procura di Firenze venne venduta a una connazionale che la fece maritare col figlio mandandola poi, con la violenza, a rubare e a chiedere l'elemosina. Diversamente da tale ricostruzione, dove «si parla di vendita della ragazza rom da parte del padre, nostro assistito - affermano in una nota i difensori dell'uomo, avvocati Giangualberto e Jacopo Pepi -, rappresentiamo invece che in data 5 aprile 2018 la ragazza, in incidente probatorio dal gip di Firenze ha completamente ritrattato tutte le accuse mosse contro il padre addirittura esordendo immediatamente con la frase 'quello che ho detto non è la verità'».

Dunque, riferiscono ancora i difensori del padre, «a domanda precisa del gip la ragazza ha risposto che non vi è stata la vendita e che con il padre ha avuto un rapporto normale e non già padre-padrone». Secondo questi difensori il matrimonio tra la serba e il figlio della donna che l'avrebbe 'acquistata' sarebbe stato realizzato nelle tradizioni della comunità serba e il presunto 'prezzo' di 50.000 euro emerso dalle indagini sarebbe stato, invece, il costo delle nozze, non il valore di una cessione della giovane donna.

In questi giorni il pm Christine von Borries ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini alla suocera della ragazza, la serba S. J, di 51 anni e a V. J., 27 anni, figlio della 51enne. Madre e figlio - suocera e marito rispetto alla vittima - sono accusati di riduzione in schiavitù e maltrattamenti in famiglia. La giovane serba veniva picchiata se il 'bottino' di furti ed elemosina fosse stato scarso, anche in presenza delle figlie piccole nate nel 2012 e nel 2015. Il padre vive in provincia di Bergamo e secondo quanto emerge sarebbe indagato in un altro procedimento connesso.