Firenze, 21 gennaio 2021 - Per la giustizia italiana non c’è un responsabile per l’arsenale clandestino che nel marzo del 1993 venne alla luce in Sant’Agostino. Accostato, al momento della sua scoperta, ai più foschi misteri d’Italia, compreso Ustica, i processi a carico dell’allora capocentro del Sismi, Federigo Mannucci Benincasa, si conclusero - undici anni dopo la scoperta della santabarbara clandestina - con la sua assoluzione. Ma il cammino processuale fu assai tortuoso. Prima, il tribunale di Firenze gli attribuì la responsabilità dell’arsenale, che si trovava in un locale attiguo, nello stesso palazzo, alla base «coperta» di via Sant’Agostino. Tre anni di condanna, sentenza dell’aprile del 1997. Il colonnello ricorse in Appello, ma i giudici ribadirono il verdetto. La Suprema Corte accolse il ricorso dell’imputato e dispose un nuovo giudizio.

Nuovi giudici, solito finale, però: venne infatti riconfermata la sentenza di primo grado, e dunque i tre anni di condanna. La Cassazione non recepì però le diverse motivazioni e ordinò ancora un altro processo. Stavolta la corte d’appello di Firenze non fu in grado di formare un collegio con componenti diversi da quelli che avevano già giudicato il colonnello del Sismi. Il processo emigrò a Bologna. Qui, la sentenza venne riformata e Mannucci Benincasa fu assolto «per non aver commesso il fatto». La procura generale bolognese impugnò, ma la Cassazione confermò l’assoluzione e nel marzo del 2004, il caso si chiuse, dal punto di vista giudiziario.
Chi ha nascosto le armi, i proiettili calibro 22 Winchester che usava anche il mostro di Firenze, i barattoli di latta per ospitare esplosivi identici a quelli che spuntarono dalle valigie del depistaggio di «Terrore sui treni»? Non si sa. 
Stefano Brogioni

 

I barattoli del depistaggio

Il sequestro dell'arsenale