Firenze, 22 novembre 2017 -  E' durato 12 ore e mezzo  l'interrogatorio delle studentesse americane oggi a Firenze in incidente probatorio in aula bunker per l'inchiesta di presunta violenza sessuale da parte di due carabinieri , denunciata il 7 settembre scorso.

Dopo 7 ore si è concluso l'interrogatorio della 21enne, intorno alle 18, è stata poi la volta dell'altra studentessa. In questo caso l'interrogatorio è durato circa cinque ore e mezzo. 

Le ragazze sono state sentite dal Gip Mario Profeta.

Da ingressi secondari, e separati, lontano dagli occhi di giornalisti, telecamere e fotografi (rimasti fuori dalla struttura), erano entrati stamani nell'aula bunker sia le due studentesse che il carabiniere scelto Pietro Costa, indagato insieme all'appuntato Marco Camuffo. Il gip si è avvalso dell'ausilio di interpreti e proprio la necessità di traduzione ha allungato i tempi degli interrogatori, il cui inizio era previsto per le 10. C'è stata solo una breve pausa nel primo pomeriggio, per mangiare qualche panino. Nessuna domanda diretta da parte di pm e legali alle due ragazze. Uno dei difensori dei militari, l'avvocato Giorgio Carta, che difende Costa, stamani aveva detto ai giornalisti di aver consegnato preliminarmente al giudice «250 domande da fare a ciascuna studentessa», che il gip poteva comunque decidere in autonomia se fossero pertinenti oppure no per ricostruire quanto accaduto quella notte di settembre.

L'incidente probatorio è cominciato stamani alle 10 e si è concluso intorno alle 22.30.  Nell'incidente probatorio le ragazze hanno confermato  i loro racconti nonostante le numerose domande che i difensori dei due militari avevano chiesto di fare al giudice nella forma della modalità protetta con cui sono state sentite. Lo hanno evidenziato gli avvocati delle due studentesse, Gabriele Zanobini e Francesca D'Alessandro, parlando con i giornalisti all'uscita dall'aula bunker. I due legali hanno riferito che ci sono stati «momenti drammatici e di sofferenza» durante le due deposizioni. Una ragazza, la ventunenne, «è scoppiata in lacrime - ha riferito il suo avvocato Francesca D'Alessandro - quando le è stato chiesto di ricordare il momento dello stupro. Ne ha parlato con molta sofferenza, è stato un pianto liberatorio, il superamento di uno scoglio, ora può affrontare meglio il suo percorso di riabilitazione»