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Caporalato, tre arresti. Sfruttati nei campi a 5 euro l'ora

L'indagine partite dalla morte per cause naturali di un bracciante rumeno nelle campagne di Rufina

Ultimo aggiornamento il 12 settembre 2018 alle 12:29
Un lavoratore agricolo

Firenze, 12 settembre 2018 - Tutto è partito dalle campagne di Rufina, lo scorso novembre, quando un bracciante rumeno morì nei campi per cause naturali. Un'indagine sul caporalato che questa mattina ha portato a tre arresti tra perugia, Padova e Verona, arresti eseguiti dai carabinieri dell'ispettorato del lavoro di Firenze insieme ai colleghi del reparto centrale di Roma e dei comandi locali nelle città interessate dall'operazione, in esecuzione delel ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Tribunale di Firenze.

Per i tre arrestati l'accusa è molto pesante: associazione a delinquere finalizzata alla intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (in altre parole il caporalato), aggravato dalla violenza, dalla minaccia e dai maltrattamenti, nonché approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori.

L'operazione Agri Jobs ha ricostruito un'associazione a delinquere che reclutava braccianti in stato di grande bisogno da Romania e Albania, disperati sfruttati nei campi a 4-5 euro l'ora per giornate di lavoro che arrivavano anche a 11 ore. 

I militari del lavoro di Firenze intervenuti a Rufina per la morte del rumeno hanno identificato il "caporale", cioè la persona che faceva da caposquadra: era in possesso di appunti su cui erano annotati i programmi e i luoghi di lavoro, i nominativi del personale impiegato, la paga (che variava dai 4 ai 5 euro all’ora) e i mezzi di trasporto da essi utilizzati.

Il “caporale” a sua volta faceva capo a un altro soggetto, considerato il vertice dell’organizzazione. Secondo l'accusa era lui ad aver costituito una struttura stabile, che utilizzava per la gestione dei lavoratori due cooperative e due immobili adibiti a dimora dei lavoratori stranieri.

C'era anche una strategia per eludere i controlli in materia di lavoro prendendo tempo, esibendo documenti falsi e redatti mentre il controllo era in atto e, successivamente al controllo, aggiustando il numero di ore lavorate.

I lavoratori reclutati erano destinati a essere impiegati soprattutto in agricoltura, ma anche in edilizia, in imprese in varie località italiane (prevalentemente in Toscana e in Veneto) ma anche all’estero (Svizzera).

Riguardo al profilo previdenziale, il mancato versamento dei contributi previdenziali Inps ammonterebbe a quasi 500mila euro.

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