Calcio giovanile in una foto d’archivio StudioSally
Calcio giovanile in una foto d’archivio StudioSally

Firenze, 18 febbraio 2019 - Mentre Casellina e Fortis Juventus cancellano con un nobile terzo tempo i fattacci costati 24 squalificati della categoria juniores, su un altro campo è stata scritta un’altra brutta pagina che niente ha da spartire con il calcio, tantomeno giovanile.

Sabato, stadio Ascanio Nesi di Tavarnuzze. In campo, da pochi minuti, ci sono gli allievi B di casa contro la Rufina. Un calciatore ospite colpisce con un pugno un avversario dell’Impruneta-Tavarneuzze, che finirà poi all’ospedale, tra lo sgomento, e la paura, degli altri calciatori, avversari e non. Ragazzi che hanno più o meno sedici anni. L’arbitro decide che non si deve andare avanti. Che non si può andare avanti. Partita sospesa e parola, ancora una volta, al giudice sportivo. Ci saranno sanzioni e partite perse. E tanto amaro in bocca, per un episodio accaduto sì, dentro un campo sportivo, ma che non ha niente a che vedere con lo sport.

Tutto questo dopo una settimana in cui il "caso" Casellina-Fortis Juventus ha tenuto banco: una maxi rissa in campo, con strascichi con soltanto sportivi. Proprio ieri mattina, il calendario ha messo di nuovo di fronte i mugellani e gli scandiccesi, di nuovo al sussidiario del Turri di Casellina. Non era la stessa categoria (si sono incontrati gli Allievi regionali), ma poco importa: le due società hanno dato vita a un "terzo tempo" prima del fischio iniziale che è servito a riappacificare gli animi

"Abbiamo organizzato un bellissimo terzo tempo al termine della partita insieme agli amici della Fortis, con la partecipazione di atleti, genitori, dirigenti, arbitro – dice il presidente biancorosso Giovanni Bellosi – Tutti insieme, tutti uniti. È stato bellissimo, andrebbe ripetuto tutte le domeniche. Questo è il vero calcio e questo è Casellina".

E l’iniziativa di ieri mattina non è stata l’unica intrapresa dalla società per «rieducare» i suoi tesserati protagonisti della scazzottata. Gli juniores biancorossi hanno ascoltato direttamente da Luigi Ciatti, il papà di Niccolò – ucciso proprio in una rissa – quanto sia pericoloso usare i pugni. Ma per i calciatori del Casellina ci sarà anche un’altra esperienza, dalla quale usciranno sicuramente ancora più adulti: faranno volontariato per finanziare l’attività dei Lupi Toscani, la squadra di hockey per diversamente abili dei ’cugini’ della Polisportiva Robur.