Firenze, 13 ottobre 2021 – Un proiettile dentro una busta, ennesima minaccia al sindacato, è arrivato lunedì sera alla sede della Cisl Toscana di via Carlo del Prete a Firenze, nel quartiere operario di Rifredi. All’interno della missiva una lettera di minacce dirette al segretario della Fim-Cisl Toscana, Alessandro Beccastrini. Un episodio grave che sottolinea ancora una volta il difficile momento di tensione che il Paese sta vivendo non solo sul fronte del green pass, ma in generale nelle relazioni con il sindacato.

Il segretario Alessandro Beccastrini

«Le gravi minacce ricevute da Beccastrini sono un campanello d’allarme preoccupante del clima di intimidazione, odio e violenza che si sta creando attorno al sindacato – ha subito commentato il segretario generale Fim-Cisl, Roberto Benaglia –. La busta contenente minacce e un proiettile recapitata presso la sua auto sono una inaccettabile provocazione che tutta la Fim respinge. Siamo solidali con Alessandro e ribadiamo l’impegno costante di tutta la Fim nel continuare a difendere il lavoro e gli interessi dei lavoratori in ogni vertenza come fatto con coraggio e responsabilità in questi anni. Il sindacato italiano continua ad essere un importante presidio di democrazia e di libertà e per ribadire questo patrimonio, saremo ancora più convintamente in piazza sabato prossimo a Roma. Continueremo a rappresentare con coraggio le ragioni del lavoro nel settore metalmeccanico, cercando sempre di costruire risposte e soluzioni costruttive. Ognuno faccia sentire la sua voce per unire e non dividere il mondo del lavoro nel nome del rispetto e della libertà sindacale».

E’ dallo scorso luglio che al sindacato arrivano lettere anonime e telefonate minacciose. I dettagli dell’ultima lettera non sono stati resti noti per motivi di sicurezza, ma sembra che le accuse riguardino presunti accordi siglati nell’ambito di alcune vertenze non meglio precisate. I ripetuti attacchi scritti e verbali piovuti sul rappresentante delle tute blu della Cisl, proprio perché fanno parte di una sequenza, non sarebbero quindi direttamente ricollegabili all’assalto alla sede romana della Cgil. Di recente Beccastrini ha seguito la lunga e dolorosa vicenda della Bekaert di Figline Valdarno, la fabbrica chiusa nel gennaio del 2019 dalla multinazionale belga e la cui fine ha provocato una profonda ferita nel territorio.