Firenze, 21 luglio 2019 - Lavorano dalle 12 alle 15 ore al giorno per salari da fame. Dormono, mangiano e vivono in pochi metri quadrati di cemento. Anche le vetrate sono verniciate o ricoperte di plastica perché non filtri nulla dall’esterno.

Abbiamo passato una notte nei capannoni-dormitorio cinesi dislocati nella campagna fiorentina insieme agli uomini della guardia di finanza, dell’Azienda sanitaria locale e dell’Ispettorato territoriale del lavoro.

Davanti ai nostri occhi persone nascoste tra una macchina da cucire e l’altra e operai stipati in stanzine buie.

Un tenente dà il via all’operazione, per la quale sono stati impiegati 50 uomini, e anche noi entriamo nel capannone. Mentre i baschi verdi bloccano le vie di fuga, la scena davanti agli occhi è caotica. Alcuni operai cercano di scappare, qualcuno si barrica all’interno degli stanzoni, qualcun altro corre verso la campagna. Un’operaia si stende sperando di essere coperta dall’erbaccia, trema quando sente il passo dei controlli che si avvicinano. «Documenti, prego».

All’interno della struttura, che ospita nove imprese del settore moda, sono state identificate 64 persone di origine cinese intente a lavorare in condizioni disumane e in ambienti privi di qualsiasi requisito di sicurezza. Tra una confezione e un’altra, alcuni container adibiti a cucine e lunghi corridoi con le camere da letto: almeno 11 le stanze utilizzate come dormitori. Nel loculo solo l’essenziale: materassi sprovvisti di lenzuola e poche coperte, piegate e utilizzate come cuscino. Dai controlli, sono solo il 10% i lavoratori regolari. 31 quelli «in nero» e 26 gli irregolari. All’esito di altri accertamenti, 19 persone, tutti cinesi, sono risultate clandestine e, pertanto, sono stati denunciati per ingresso e soggiorno illegale sul territorio nazionale. E anche sei datori di lavoro, anch’essi di origine asiatica, sono stati denunciati.

«Ancora tanti cittadini cinesi vivono nell’illegalità mentre notiamo un lieve miglioramento nelle seconde generazioni. I nostri controlli sono quotidiani e mirati, grazie alle nostre banche dati siamo riusciti ad avere una mappa del territorio» spiega Vincenzo Rosanelli, comandante della I° sezione operativa del 2° Nom della Finanza. Anche l’impianto elettrico è risultato insicuro. I locali sono sporchi e insalubri con una cucina dall’odore nauseabondo in cui sono accatastate scorte alimentari accanto a ciabatte e resti di ogni tipo. Il report parla chiaro: l’Ispettorato del lavoro ha disposto la sospensione dell’attività per sei ditte. Diverse anche le violazioni contestate dall’Asl che hanno portato al sequestro delle stanze adibite a dormitori e a una sanzione amministrativa di oltre 250mila euro.