Monica Bellucci
Monica Bellucci

Firenze, 3 settembre 2020 - Le chiavi di Firenze? Non me l’aspettavo: sono commossa e onorata perchè questa città meravigliosa è stata ed è la cullla della cultura italiana nel mondo, mi fa sentire fiera di essere italiana». Ha trionfato sere fa a Spoleto portando in scena «Callas, lettere e memorie» spettacolo scritto e diretto da Tom Volf, su un palcoscenico non facile, spesso ipercritico. E’ stata acclamata da pubblico e critica per aver interpretato quel ruolo di donna idolatrata e contraddittoria: Monica Bellucci è tornata a Firenze. Ieri in Palazzo Vecchio le sono state consegnate dal sindaco Dario Nardella le «chiavi della città». E lei, attrice bellissima e famosa nel mondo, che corrisponde alle più perfette proporzioni estetiche, si è meravigliata di questa onoreficenza che viene cosegnata solo a personalità illustri.

Monica, che effetto le fa essere quasi cittadina di Firenze? 
«E’ una sorpresa incredibile. L’ho saputo tre giorni dopo aver presentato lo spettacolo a Spoleto. E’ stato un momento commovente, non immagini quanto sia felice di essere tanto considerata da questa città».

Che da oggi è un po’ sua. 
«L’ho frequentata da ragazzina, avevo alcuni amici e tutt’oggi ho con Firenze un legame forte: ci abitano alcuni miei parenti. Sono di Perugia, in qualche modo per cultura siamo simili».

Callas a Spoleto un trionfo
«La prima volta lo spettacolo è andato in scena in Francia, ma la cosa più bella è stata farlo in Italia, nella mia lingua: un’emozione grandissima. A Spoleto il pubblico ha reagito in modo cosi bello e caloroso, che non me lo aspettavo. In questi giorni le passioni si accalcano» 

Due debutti per pensare a una tournèe.
«Mi piacerebbe portare questo spettacolo al Teatro della Pergola, speriamo che la crisi legata alla pandemia si possa arginare e possa finire. Poi studieremo che tipo di percorso intraprendere». 

Callas evoca anche il film del Maestro Franco Zeffirelli che proprio qui a Firenze ha il suo museo. 
«Vorrei tanto visitarlo: ho un ricordo molto bello di Zeffirelli, un vero fiorentino. E’ stato il mio regista per l’omaggio a Roma con “Tosca“. Mi ha diretto assieme a Bocelli. Un uomo straordinario, garbato, spiritoso e pieno di passione». 

Monica dopo tanto cinema, il teatro.
«Che mi intriga molto perchè ho un rapporto nuovo con il pubblico e su come posizionarsi con il lavoro. Il film viaggia senza di te, ha una sua vita: ma il teatro è imprescindibile da te. E’ lavoro artigianale, intimo, è come una pietra preziosa che non è stata ancora raffinata».
 

La cultura è..
«Il centro di tutto, come una forma mentis che non ha niente a che vedere col nozionismo. La cultura è una posizione mentale. E questa posizione mentale parte da una città: Firenze».