Firenze, 22 giugno 2018 - La notizia arriva nella mattinata di un normale venerdì. L'azienda Bekaert chiude e manda a casa 318 persone. Un fulmine a ciel sereno per molti in Valdarno. Si tratta di una ditta molto importante per il territorio, che dà lavoro e che era diventata un punto di riferimento. Produce rinforzi in acciaio per pneumatici. Alla notizia gli operai, dopo una prima decisione di occupare l'azienda, hanno aperto una assemblea permanente indicendo uno sciopero. Ci sono stati anche momenti di tensione con la proprietà, quando i vertici arrivati per comunicare la notizia hanno lasciato l'azienda. C'è stato l'intervento dei carabinieri. 

"Negli ultimi anni - si legge in una nota del gruppo - la posizione del sito di Figline nel mercato di riferimento ha subito notevoli pressioni. A causa dei suoi costi strutturali notevolmente superiori rispetto a quelli degli altri stabilimenti di rinforzi in acciaio per pneumatici di Bekaert, il sito non è stato in grado di generare performance sostenibili dal punto di vista finanziario. Consapevole della gravità di tale misura, la direzione non vede alternative per salvaguardare e rafforzare la propria posizione nei mercati europei della produzione dei rinforzi in acciaio per pneumatici".

Immediate le reazioni delle organizzazioni dei lavoratori. Per il presidente della Regione Enrico Rossi si tratta di "una scelta incomprensibile, in aperto contrasto con le affermazioni che gli stessi vertici della Bekaert avevano fatto non più tardi di tre mesi fa nell'ultimo incontro al Mise". Ma non tarda ad arrivare la reazione dei sindacati. 

«Siamo di fronte a un nuovo caso Embraco: questa scelta aziendale è dettata dalla logica della delocalizzazione, chiudono per produrre in paesi dove costa meno farlo», dice Daniele Calosi, segretario della Fiom-Cgil Firenze

“È inaccettabile mandare a casa 318 persone senza un congruo preavviso. La decisione presa dall’azienda belga non ha rispettato gli impegni accordati lo scorso anno con i lavoratori, i sindacati e le istituzioni. Da stabilire, quindi, il reale calo delle commesse e della produttività dello stabilimento, tale da far perdere il posto a centinaia di lavoratori, arrecando così un grave danno al territorio e a decine di famiglie", ha invece detto Paolo Capone, segretario generale dell’UGL.

I lavoratori hanno deciso per lo sciopero e l'assemblea permanente, almeno fino a martedì, giorno dell'incontro sulla vertenza al Ministero. 

La segretaria della Cgil Toscana Dalida Angelini per portare personalmente il sostegno sua e di tutta l'organizzazione ai lavoratori. «Una situazione gravissima, è inconcepibile ritrovarsi dall'oggi al domani senza lavoro - ha detto Angelini -. Questi lavoratori stanno già trasformando la rabbia e lo scoramento in lotta e mobilitazione e noi siamo accanto a loro. È il momento di affrontare, nei tavoli di crisi sulla vertenza locali e nazionali, il tema della delocalizzazioni a livello europeo, basta con questa corsa al dumping verso il basso».