Monica Barni
Monica Barni

Firenze, 14 marzo 2019 - Meglio assessore o assessora? Questo è il dilemma. La battaglia politica fra destra e sinistra si combatte, in Toscana, anche a colpi di parole. Anzi, di desinenze. Così mentre la Regione guidata da una giunta di centrosinistra mette al bando le «parole sessiste» nei propri atti interni, grazie a un vademecum pubblicato ieri, il Comune di Siena, con i suoi vertici di centrodestra, annulla un documento analogo, approvato dall’amministrazione precedente di opposto colore.

«Il linguaggio  è l’espressione di una cultura – hanno detto la vicepresidente della giunta toscana, Monica Barni, e l’assessore Vittorio Bugli – ma quando questa tarda a evolversi, il linguaggio può fare da traino per il cambiamento. Perché anche da piccole cose, apparentemente poco importanti, passa la battaglia contro gli stereotipi di genere che tanto pesano sulla vita del nostro Paese». Ed ecco dunque che, sostiene la Regione, è bene preferire «cittadinanza» a «cittadini», «utenza» a «utenti», «corpo insegnante» a «insegnanti». E, ovviamente, occorre declinare al femminile le cariche, usando «assessora» o «sindaca».

Per «neutralizzare» il genere si arriva a consigliare di cambiare forma, optando per quella passiva. Per capirsi, invece di «i cittadini devono presentare domanda», i dirigenti regionali dovranno in questo caso prediligere la dicitura «la domanda deve essere presentata». «Dispiace che il Comune di Siena – ha concluso la Barni – che in questo campo era stato precursore, abbia invece deciso di rivedere un analogo documento».

In Piazza del Campo infatti, salvo ulteriori ripensamenti, negli atti e nei documenti del palazzo l’assessora tornerà ad essere assessore e ogni sindaca sarà nuovamente definita sindaco. La vecchia «Guida operativa per l’uso non sessista del linguaggio amministrativo», elaborata dall’ufficio pari opportunità del Comune e aggiornata fino al 2016, è stata infatti appena abrogata dalla nuova amministrazione. Evidentemente si ritiene che anche l’uso del vocabolario serva a rimarcare una visione e un atteggiamento diversi rispetto al passato. Discontinuità, insomma. Resta da capire se e quanto tutta questa battaglia di parole possa essere utile e coinvolgere in qualche modo il vivere e il parlare comuni.

E poi, davvero termini come «cittadini» o «utenti» possono considerarsi «sessisti» soltanto perché declinati al maschile? A volte viene il dubbio che si rischi di fare come il Caino del celebre sketch di Tuttobenigni 1983, che aveva finito per convincersi che il fratello Abele fosse femmina solo e soltanto perché, appunto, aveva il nome che finiva con la lettera «E».

Lisa Ciardi